Pesaro premia Paolo Teobaldi

 

Può essere visto un po’ come un premio alla carriera quello che lo scorso 15 febbraio il Comune di Pesaro ha consegnato allo scrittore pesarese Paolo Teobaldi. Un attestato di riconoscenza per meriti letterari e culturali conferito nell’auditorium di palazzo Montani Antaldi per l’occasione gremito di pubblico. Con l’occasione è stata anche annunciata la sua ultima fatica editoriale che uscirà a fine mese di febbraio in tutte le librerie dal titolo “Arenaria” per le edizioni e/o. La premiazione è stata impreziosita dalle letture di alcuni bani di Teobaldi a cura di Lucia Ferrati, quindi i saluti del professor Enrico Capodaglio e del cofondatore della casa editrice e/o Sandro Ferri.

 

Attestato. Prima della consegna della pergamena il sindaco di Pesaro Matteo Ricci ha voluto illustrare le più note caratteristiche di Teobaldi definito un pesarese che «vive profondamente la città con la sua bici, in tutti gli angoli del centro e del mare. Dentro i suoi libri – ha proseguito il sindaco – c’è una grande capacità letteraria ma anche l’amore per Pesaro, che spesso fa da cornice alle sue storie: Teobaldi riesce a respirarne l’anima. C’è la volontà di costruire alcuni percorsi in città ricercando i luoghi, veri o ispirati da spazi autentici, che si ritrovano nei suoi romanzi».Quindi la lettura della motivazione, che menziona l’opera letteraria dello scrittore «capace di narrare le trasformazioni culturali e sociali italiane, attraverso storie ambientate in gran parte a Pesaro. Attingendo alle tradizioni antiche e moderne della novellistica, innervando la sua lingua con il dialetto, intriso di cultura collettiva. Arricchendolo con l’esperienza dei suoi maestri ideali, tra cui Primo Levi e Carlo Emilio Gadda. Un lavoro che mette in circolo la cultura orale e scritta, con immaginazione limpida e ingegno linguistico. Partecipando così in modo laborioso alla vita sociale della città che ama».

 

Arenaria. «La letteratura è un lavoro collettivo – ha detto Teobaldi – perciò dico grazie alla città: il riconoscimento è da condividere con un mare di persone». Un premio inatteso, ha spiegato lo scrittore profondamente legato a Pesaro definita come una città aperta, ironica, e sottile. «Anche ‘sminchionata’ – ha aggiunto – perché è difficile che un pesarese si esalti subito per qualcosa, ma non si tratta di una realtà così provinciale come potrebbe sembrare. In verità la ‘pesaresitudine’, intesa contro qualcuno, non mi ha mai convinto. Ho vissuto in altri centri più chiusi, ma qui ci sono le vie di fuga. In primis l’asse nord-sud sulla linea ferroviaria. Poi il mare, la lirica, l’entroterra».Quindi Teobaldi ha accennato al suo atteso libro “Arenaria”. Un monte d’arenaria il San Bartolo (che poi non è neanche un monte: 200 m slm il punto più alto): la prima altura che s’incontra scendendo dalla pianura padana, 60 km prima del monte Conero, lungo la costa adriatica. Con un versante, detto le Rive, che guarda verso nord-est, esposto ai venti di maestro, bora, greco e levante; l’altro, verso sud-ovest, benedetto dal sole e dalla storia. Un mondo piccolo, di pochi chilometri quadrati (l’Adriatico da una parte, i fondali dell’Appennino dall’altro) coltivato a mezzadria, pieno di personaggi, carico d’amore, di rabbia e d’ingiustizia. Nessuna indulgenza per come si stava bene una volta, per il pane fatto in casa: neanche per le lucciole. Storie da ridere per non piangere, da tramandare da padre in figlio: nella fattispecie un lascito da nonno a nipote, nella speranza che le parole sommerse siano ancora comprensibili.

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