Nei vagoni del mare

Non siamo ancora a sei milioni di vittime innocenti (come nella nostra storia recente), morte nel mare, ammalate per malnutrizione o epidemie, impazzite per condizioni disumane di vita, divenute dure, implacabili, anche delinquenti per poter vivere, disperse e rifiutate. Non siamo ancora a sei milioni di vittime, ma possiamo dire che abbiamo fallito. Solo alcuni tempi fa ci gloriavamo della nostra cultura europea, cultura cristiana, piena di valori di vita e di dignità; ma già sapevamo di ingannarci e di raccontarci parole. Quelle parole che oramai hanno cambiato senso e servono per dire il contrario di quello che comunicano foneticamente, quelle parole che ” dicono dignità” e nascondono sfruttamento, che” dicono rispetto” e nascondono mercificazione, che “dicono Europa” e nascondono disinteresse, disprezzo della vita e voglia di liberarsi dei problemi, che dicono “salviamoli con un piano fatto insieme” e nascondono la voglia che nessuno di loro tocchi la nostra terra.

Muoiono continuamente nei vagoni del mare di oggi. Ho ritirato fuori un libro, “I volonterosi carnefici di Hitler”, un libro che ha fatto scandalo sulla responsabilità di tutti per l’Olocausto: mi sto domandando se anche io, anche noi, siamo stati ritratti da questo libro. Oggi, come allora, solo pochi, i giusti, stanno opponendosi a questa enorme ingiustizia. Sono loro, i giusti, che salveranno domani il giudizio sulla nostra generazione e permetteranno all’umanità di poter essere ancora umana.

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