Coscienza di sè e identità (multi) culturale

Si è svolta presso la Sala Rossa del Comune di Pesaro la seconda Conversazione del Centro Studi Filosofici dell’Unilit, tenuta dalla prof. Paola D’Ignazi con il titolo: “Coscienza di sé e identità (multi)culturale. Un approccio filosofico ai conflitti del nostro tempo”. Del problema dell’identità si sono da sempre occupate la filosofia e le scienze umane ma oggi la questione è divenuta sempre più centrale. Per identità si intende l’insieme di caratteristiche che rendono l’individuo identico a sé stesso (idem= il medesimo) in confronto all’altro diverso da sé. L’identità individuale che inizia con il progressivo distacco del bambino dalla madre si struttura attraverso un graduale processo di crescita nell’identità collettiva, un sentimento di appartenenza che affonda le sue radici nell’idea di un’origine comune, nella condivisione di stili di vita, credenze, ideologie, valori che sono il prodotto di contesti sociali e storici e sviluppano un sentimento di compattezza e riconoscimento da parte del gruppo. Oggi assistiamo a un’evoluzione della visione culturocentrica che ribalta l’idea comune di “radici” sostituendovi quella di “viaggio”, attraversamento di confini tra società e culture diverse. Di fatto la cultura è qualcosa di dinamico e non c’è nessuna cultura viva che possa sussistere separata. Tuttavia l’identità ha un suo lato oscuro. Negli ultimi anni, in contrasto con il meticciato e il cambiamento, assistiamo nella sfera pubblica a un pericoloso incremento di politiche identitarie che dividono anziché unire.

L’accelerazione nello spazio e nel tempo prodotta dalla globalizzazione crea un crescente antagonismo tra culture dettato dal pregiudizio. La concezione identitaria si fonda in sostanza su un rifiuto del reale e poggia su elementi come la razza, l’etnia, il suolo, il radicamento nella famiglia e nella nazione, la lingua, la religione, il colore della pelle, il sesso; non accetta che l’ “io” non ha una natura semplice e omogenea bensì costituita dagli “altri”. Nella concezione identitaria è il passato a comandare il presente. Di qui la creazione di confini e barriere per proteggersi dalla minaccia delle altre culture e la nascita di nuovi nazionalismi e fondamentalismi religiosi. La società si scopre vulnerabile e ha nel suo fondo la paura del diverso. Allo stato attuale in tutto l’Occidente si percepisce il conflitto nelle sue forme estreme: terrorismo, guerra, violenza diffusa, ondate migratorie. Il conflitto, conclude la relatrice, anziché essere misconosciuto e demonizzato, dovrebbe invece essere accolto come occasione per evolvere. Attraverso il conflitto inteso come interazione/comunicazione si definisce la linea di confine tra noi e gli altri e seppure nella disarmonia e nella contrapposizione si attua la relazione e il dialogo.

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