Camminare con gli ultimi

Sabato 16 febbraio, al Centro pastorale diocesano, si è tenuto il secondo incontro della Scuola di Pace “Carlo Urbani”, dal titolo “Il peso delle armi”. L’incontro si è incentrato sull’esperienza di Operazione Colomba dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, che come corpo civile nonviolento di pace, da oltre 25 anni, cammina al fianco delle vittime dei conflitti con l’obiettivo di sostenere esperienze di resistenza pacifica e promuovere la riconciliazione.

Nonviolenza. L’idea nasce nel 1992, durante il conflitto in ex-Jugoslavia, dal desiderio di alcuni volontari e obiettori di coscienza di vivere concretamente la nonviolenza in zone di guerra. A portare la propria testimonianza Francesca Ferri, 24 anni appena compiuti, volontaria dal 2016 che ha concluso da poco l’esperienza in un campo profughi siriano situato nel nord del Libano. Francesca ha presentato i progetti che Operazione Colomba porta avanti in quattro territori diversi: quello israelo-palestinese, colombiano, albanese ed i territori libanesi che hanno visto l’insediamento di quasi due milioni di profughi siriani costretti ad abbandonare il loro paese natale a causa della guerra tra forze filo e anti governative.

Profughi. In particolare, il suo racconto si è soffermato sulla situazione dei campi profughi in Libano, dove i volontari di Operazione Colomba scelgono di condividere insieme ai rifugiati tutti i momenti della giornata e ciò che significa vivere, giorno e notte, insieme a chi non ha più una casa ed è costretto per questo a vivere in una tenda. Tra le attività svolte, grazie anche al proprio ruolo di ente internazionale, quello di aiutare nella protezione dei civili, cercando di garantire maggiore sicurezza alle persone attraverso la mediazione con le forze dell’ordine, in particolare in caso di spostamenti nel territorio o attraversamento di posti di blocco. Tante anche le attività di sostegno alle popolazioni, in particolare a favore dei tanti bambini che vivono nel campo profughi. Da ultimo vi è la promozione di proposte di Pace da parte dei profughi che chiedono il rientro in Siria in Zone Umanitarie sicure ed il fatto di portare una testimonianza di tutto ciò che succede, che può essere utile da un lato per l’organizzazione di corridoi umanitari e dall’altro a livello psicologico per i siriani che in questo modo non si sentono degli “invisibili”.

“Invisibili”. L’ incontro si è dimostrato molto utile per comprendere meglio il significato della nonviolenza quale forza attiva e concreta e della sua applicazione pratica in contesti di conflitto. La testimonianza di Francesca ha dato voce ai tanti giovani che ogni giorno dedicano tempo e forze per costruire un mondo di pace e portare con coraggio una speranza a queste persone che si sentono “invisibili” e che meritano, alla pari di tutti gli altri esseri umani, la possibilità di vivere la propria vita.

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