Ma perchè lo dobbiamo chiamare Open day?

Nel mese di gennaio si aprono le iscrizioni scolastiche e la relativa campagna acquisti di alunni e studenti. Normalmente questa attività culmina in uno o più giorni in cui il dirigente scolastico riceve genitori e figli per illustrare le meraviglie della propria scuola e viene chiamato “open day”. Trattandosi di scuola italiana, in Italia, luogo in cui si suppone che le lezioni vengano svolte in lingua italiana, non capisco perché usare la locuzione anglofona. Si dirà. “Ma lo fanno tutti”. Se vi sembra una scusante questa … Pazienza; veniamo invece ad illustrare i contenuti di questa attività: in genere sono mirabolanti, la mia è la scuola migliore del mondo. Si insegnano quattro lingue straniere, informatica, danza, collezionismo di francobolli, yoga, meditazione in sanscrito e qualsiasi altro possa scaturire dalla fertile fantasia di un dirigente. Per fortuna quella di Pinocchio è una favola, altrimenti si avrebbe una serie di nasi lunghissimi. D’altra parte se un dirigente presentasse il suo Istituto con le seguenti parole:

Noi svolgiamo i programmi previsti dal Ministero, i nostri docenti hanno una carica di simpatia che è nella media nazionale, parlano tutti dignitosamente la lingua italiana e le competenze sulla materia sono garantite da una abilitazione, non avrebbe nessuna nuova iscrizione. Eppure questa è la situazione nella maggior parte degli Istituti, il resto è solo carta dorata e fiocchetti ornamentali sul pacco. Se poi qualcuno di loro afferma “l’insegnamento è una missione” scappate di corsa, è una persona pericolosa. La missione, con tutto il rispetto dovuto, la svolgono i missionari; i docenti invece sono dei professionisti che svolgono la loro attività, si spera, nel miglior modo possibile. Adesso che vi ho avvertito andate pure all’Open day ed al ritorno sappiatemi dire chi la racconta meglio.

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