Dialogo ebraico-cristiano nella sinagoga di Urbino

Per il terzo anno consecutivo nella Città Ducale si è tenuta la giornata dedicata al dialogo ebraico – cristiano, organizzata dall’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della nostra Arcidiocesi. L’incontro si è tenuto nella Sinagoga urbinate, grazie all’ospitalità sempre generosa della professoressa Maria Luisa Moscati. Don Fabio Pierleoni, nell’introdurre il tema dell’incontro “La Narrazione dall’Antico al Nuovo Testamento”, ha sottolineato come il legame tra ebrei e cristiani nella città feltresca sia realtà antica e profonda; si pensi agli interni della stessa Sinagoga i cui rosoni della volta, uguali a quelli del Duomo di Urbino, donati a Giuseppe Cohen, presidente della Comunità ebraica urbinate, dall’allora Arcivescovo mons. Alessandro Angeloni.

Il contesto. Sono intervenuti il Professor Vittorio Robiati Bendaud, coordinatore del tribunale rabbinico del Centro Nord-Italia e la Professoressa Francesca Cecchini, docente di Religione al Liceo “T. Mamiani” di Pesaro. Suggestive anche le belle musiche della tradizione ebraica eseguite dalle monache dell’Adorazione Eucaristica di Pietrarubbia: dirette dalla Superiora, suor Maria Gloria Riva, hanno regalato ai presenti momenti di gioia e intensità.

Le parabole. La professoressa Cecchini ha messo al centro del suo intervento la figura di Gesù nella narrazione dei Vangeli e la sua narrazione semplice, efficace e mai banale, soprattutto nelle Parabole. Il Vangelo è stato definito una “superficie porosa”, dove il dire narrando permette di entrare in un mondo di personaggi capaci di offerte identificative per i lettori di tutti i tempi. Le parabole sono abitate dalla logica del paradosso e insegnano che il paradosso abita la realtà, l’inedito è nel quotidiano, è nel piccolo, piccolissimo, come nel grano di senape che diviene un grande albero; o come il pastore che rischia la vita per cercare una sola pecora che si è smarrita e lascia le altre novantanove. Quei “frammenti” di racconto che sono le singole parabole trovano piena luce solo nel “tutto” della vicenda di Gesù.

Dinamicità della Bibbia. Il prof. Bendaud ha sottolineato come la Bibbia sia un continuo dialogo tra Israele e le genti: un libro animato da uomini e donne con le loro fragilità e le loro fatiche. Sviluppa storie che hanno influenzato l’Occidente e il nostro modo di pensare. Presentando la figura di Noè, il professor Bendaud ha fatto notare come il testo lo definisca giusto e integro nella sua generazione e che “procedeva con Dio”. Per capire il valore e il limite di quest’espressione, dobbiamo fare un salto in avanti. Di Abramo, il giusto che compare dieci generazioni dopo Noè, il testo dice che ricevette il comando divino di procedere davanti a Lui. Possiamo dire quindi che Noè faceva il suo dovere, seguiva onestamente le regole, ma non si spingeva oltre. Il prof. Bendaud ha poi sottolineato il potere curativo della Parola, capace di “dire” e così di sanare. L’auspicio è che le generazioni e la società tutta sappiano custodire il prezioso tesoro biblico e trasmetterlo, di generazione in generazione, affinché lo Spirito possa forgiare uomini e donne capaci di vivere questa narrazione con creatività e coraggio.

Carla Pandolfi

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