Un argento che sa di Vangelo

Davide Mazzanti viene da Marotta ma oggi l’Italia intera ha imparato a conoscere le straordinarie doti tecniche e umane dell’allenatore della nazionale italiana femminile di pallavolo che la settimana scorsa ha conquistato la medaglia d’argento ai mondiali del Giappone. Un vero condottiero dei giorni nostri che ha avuto il coraggio di far esordire nella massima competizione del volley ben 12 ragazze su 14. Partita dopo partita milioni di italiani hanno riscoperto la passione per uno sport dal volto e dal cuore pulito capace di regalare forti emozioni. La nostra nazionale non ha vinto l’oro ma mai come questa volta il secondo posto è stato avvertito da tutti come un trionfo. L’incredibile successo di questa squadra risiede proprio nella indiscussa capacità del suo allenatore che ha saputo trasmettere molto della sua personalità alle ragazze. Per capire il segreto di Davide Mazzanti abbiamo intervistato il suo amico più caro, come un fratello: don Steven Carboni.

 

Don Steven la prima domanda è d’obbligo: come ci si sente ad avere un amico sul tetto del mondo?

Benissimo. Nei giorni del mondiale ci siamo sentiti spesso come facciamo sempre. Davide è un amico presente, non conta la distanza né la medaglia da giocarsi, perché lui sa farti sempre sentire importante e speciale.

La vostra è un’amicizia fraterna, che nasce da lontano. Ci racconti qualcosa di più?

Lui ha tre anni più di me. “In principio” facevamo i chierichetti insieme, poi sono stati gli anni delle superiori, dopo la Cresima, a farci avvicinare tanto. Il cammino dei giovanissimi in parrocchia (o meglio, a casa di Dodo e Lorella!) a Marotta e i campi scuola dell’Azione Cattolica. Ricordo quanto ci abbia avvicinato all’inizio del 1996 la decisione della nostra animatrice di entrare in clausura dalle Clarisse di S. Agata Feltria. Poi la GMG del 1997 a Parigi ha cementato il tutto. Nel 1998 io entro in seminario e lui inizia la sua strada. Viene a trovarmi in seminario ad Ancona dove si trova anche lui in quegli anni e poi Marotta e le cene con tutti quelli del gruppo giovanissimi è sempre l’occasione giusta per vivere di quelle serate fatte anche per ridere fino alle lacrime… Ah…naturalmente vi ho detto solo i passaggi più seri, ma dentro c’è tanta sana pazzia da parte di entrambi…ma sai com’è…adesso abbiamo una reputazione da difendere!

In varie interviste Davide accenna alla sua fede. Sappiamo che per lui non si tratta di cosa superficiale.

Davide ama approfondire, scoprire, stupirsi…e non solo nel mondo della pallavolo. Davide è continuamente in ricerca, e lo dico perché tra i suoi punti fermi c’è il Vangelo del giorno. Sa bene che il Vangelo è per la vita, e lì ha sempre da attingere! Ricordo l’11 settembre scorso doveva pubblicare la lista delle 14 ragazze da portare al Mondiale…e mi scrive: “proprio oggi Gesù sceglie i 12…sarà un segno?”.

Tu sei il sacerdote che ha unito in matrimonio Davide e sua moglie Serena. Ci racconti quel giorno?

Aveva appena vinto il suo terzo scudetto, stavolta con l’Imoco Conegliano volley, insieme a Serena. Si potrebbe immaginare uno di quei matrimoni “vip”, invece l’unione di Davide e Serena è stata celebrata nella piccola chiesa di S Lorenzo a Brondoleto (Camerino). Abbiamo curato insieme la liturgia, tra lo scudetto e gli impegni di Serena con la nazionale, incontrandoci a Fano a “Casagiovani”. Hanno scelto il coro delle due parrocchie di Marotta (nostra di origine) e di Sa. Paolo di Fano (dove ero vice parroco e dove lui veniva a Messa). Una giornata indimenticabile con gente comune e campioni dello sport a cantare, a pregare, a gioire per questa bella famiglia. Durante la festa, poi, io e Pier (nostro compagno di mille avventure in AC) siamo entrati in scena vestiti da Mila e Shiro, sulle note della sigla del famoso cartone animato, ma con un testo scritto apposta per loro.

Che augurio hai fatto alla coppia di sposi amici?

Ho detto loro che nella vita matrimoniale, come nella pallavolo non basta la passione, ma occorre darsi obiettivi alti, per questo serviranno metodo e senso della posizione nella conoscenza specifica dei propri ruoli, sapendo che le vere telecamere che contano saranno gli occhi di Gaia (loro figlia!) per la quale dovrete sempre “gareggiare nello stimarvi a vicenda”, come dice san Paolo.

Poco dopo il matrimonio quella chiesa è crollata per colpa del terremoto. Davide e Serena hanno deciso subito di mettere il loro camper a disposizione degli sfollati….

Subito, ha contattato me come tanti altri amici per metterlo a disposizione. Ma per Davide questo è normale. E alla fine lui e Serena sono riusciti nel loro intento. D’altronde, a quei due…chi li ferma?

Com’è Davide nella vita di tutti i giorni e che valore dà all’amicizia, al lavoro e alla famiglia?

Davide ha una capacità incredibile di distinguere lavoro e famiglia. Sono anni che si alza al mattino presto per studiare l’allenamento, prima di dedicarsi poi a fare il marito e il papà. Pensiamo in questi anni quanti traslochi, spostamenti… sempre senza mai permettere che la carriera fosse più importante delle persone. Racconto un aneddoto per farvi capire il valore dell’amicizia. Il 28 febbraio 2016 Coneglian-Novara, partita di cartello, andiamo a Treviso col pulmino della parrocchia. In squadra ha 4 ragazze della nazionale USA. Il loro coach è il grande Karch Kiraly che quel giorno è proprio al palazzetto. Finisce la partita e Davide ci invita a cena. Al ristorante da una parte c’è lo staff di un mito come Karch Kiraly, dall’altra Davide con un prete e 6 ragazzi di Fano. Capisci? Lui è stato con noi!

Proprio in questi giorni si sta concludendo il Sinodo dei Vescovi dedicato ai giovani. Quanto è importante per i ragazzi lo sport e cosa insegna la bellissima avventura di questa giovane nazionale?

Un sinodo sui giovani e sul discernimento vocazionale durante questi mondiali di volley sono una profezia. Perché la vocazione è una chiamata, un sogno di Dio per la tua felicità e i giovani hanno bisogno di riscoprire che la fede in Gesù ha la capacità di rendere affascinante la vita, sensata e mai banale. Perché se dai tutto allora sei te stesso, non ti arrendi, non insegui il successo ma metti il tuo talento al servizio del bene, ed è questo che ti riempie di gioia. Essere giovani pellegrini sulla strada dei sogni, non vuol dire portare a casa una medaglia ma voler migliorare se stessi, non smettere di conoscersi, di stupirsi permettendo alla propria libertà di avere campo libero per esprimersi. Davide sta scommettendo su tutto questo. Da sempre. E sono felice che ora lo stia conoscendo tutta l’Italia e non solo, perché i giovani devono sapere che si può essere sul tetto del mondo e continuare ad essere semplicemente Davide Mazzanti di Marotta, oggi marito di Serena Ortolani e papà di Gaia.

 

 

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