Tommaso e la fede in Rossini

Tra le tante carte riposte negli scaffali della Biblioteca Nazionale di Firenze, cercando tutt’altro, capita a volte di imbattersi in piccole scoperte, come ci è accaduto alcuni mesi fa mentre analizzavamo gli scritti di Alessandro Serpieri, il padre scolopio che fu maestro di Giovanni Pascoli a Urbino.

 

Cigno. Su Rossini ormai la bibliografia è sterminata, tuttavia agli studiosi erano sfuggiti due saggi che il celebre linguista e scrittore Niccolò Tommaseo, autore del più importante dizionario di italiano dell’Ottocento, stilò in onore del compositore pesarese. Tommaseo, lo si apprende leggendo le sue righe ricolme di ammirazione e sincero apprezzamento, era un grande estimatore di Rossini, elogiando in particolare le venature religiose del suo carattere e delle sue note. La stima a distanza di Tommaseo per Rossini (i due non ebbero veri e propri incontri), si acuì in un momento preciso: Tommaseo si trovava a Firenze ed ascoltò la Petite Messe Solennelle nella forma concertata. Nel 1870 scrisse il saggio La Messa di Gioacchino Rossini (fu anche pubblicato ma passò sotto silenzio). Ebbene, la grande commozione provata nell’ascolto delle armonie del Cigno è racchiusa nella frase in cui parla dei sentimenti suscitati al momento del Gloria: “Quand’io sentii quelle note esultare nell’inno degli Angeli, come piante in altura ne’ raggi del sole, che illuminate pare che si protendano con la cima più in alto, come se la musica me ne rivelasse allora per primo il significato, meglio che la bellezza nel pensiero ne sentii la potenza nell’anima, e negli occhi le lagrime”.

 

Educazione. Lo scrittore attribuisce i grandi afflati musicali e religiosi che lo hanno tanto emozionato all’educazione cattolica ricevuta in gioventù da Rossini e agli studi musicali impostigli da Padre Mattei a Bologna: “Volle negli ultimi anni rivenire ai sentimenti che ispirarono la sua adolescenza, che formarono la sua mente […]. S’egli non nasceva di poveri genitori e credenti, se non sortiva per padre nell’arte l’uomo in cui dalla religione era fatto mitemente austero e saldo nell’altezza il sapere, l’Italia non avrebbe il Rossini che vanta”.

 

Memoria. Attraverso questo saggio siamo risaliti al secondo scritto di Tommaseo su Rossini, un discorso commemorativo letto in pubblico in Urbino pochi giorni dopo la scomparsa del compositore. Anche qui traspare tutta l’ammirazione per il maestro, che in tarda età si dedicò quasi esclusivamente alla musica sacra, affermando che la Messa era il suo ultimo ‘peccato di vecchiaia’, col quale cercava di guadagnarsi il paradiso dopo gli anni gaudenti della gioventù. Il discorso sarà pubblicato nella Rivista Urbinate ed anch’esso, come l’altro, destinato fino ad oggi all’oblio. Il nostro auspicio è di riunire i due saggi in una pubblicazione che li faccia conoscere più diffusamente. Interessanti per i riferimenti biografici, le notazioni sulla musica e sulle opere del Cigno di Pesaro, i due testi evidenziano anche l’importanza che l’educazione primaria e l’educazione cristiana hanno per tutti in ogni fase dell’esistenza, oggi come allora.

 

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