Giobbe, l’enigma della sofferenza

In questo momento di grande confusione i bambini e i ragazzi sono quelli che pagano il prezzo più alto. Proprio per il periodo difficile che stiamo vivendo, le chiediamo di accompagnarci con la sua preziosa paternità”: con queste parole, il presidente della Cooperativa della Nuova Scuola di Pesaro, Giorgio Maniscalco, ha salutato l’Arcivescovo Piero Coccia, ringraziandolo per la sua “fedele presenza” all’eucaristia di inizio d’anno scolastico, concelebrata sabato 6 ottobre, nella Chiesa di S. Maria del Porto, da don Marco De Franceschi, don Giuseppe Gaudenzi, don Daniele Federici. Presenti gli alunni di tutti i livelli di scuola (materna, primaria, secondaria di primo grado, licei classico e scientifico), la direzione, i docenti e una folta rappresentanza di genitori. La liturgia del giorno proponeva alla riflessione la figura di Giobbe, con la sua drammatica domanda sul perché del dolore e del male.

 

Sofferenza. Una domanda che ha sempre interrogato l’essere umano e che nessun educatore può eludere, perché i bambini stessi se la pongono e negli adolescenti spesso si trasforma in una dura obiezione sulla bontà e sull’esistenza stessa di Dio: come mai un Dio buono permette attentati terroristici, incidenti, disastri naturali e soprattutto la sofferenza di tanti innocenti? A Giobbe Dio non offre una spiegazione, ma lo mette davanti allo spettacolo della creazione, che rimanda ad una Presenza creatrice che il profeta aveva dato per scontata. Adesso Giobbe ha un Tu a cui rivolgere le domande sul dolore. Che cosa dice tutto questo a chi nella scuola deve offrire una proposta costruttiva e certa perché ci sia un modo per affrontare la vita da protagonisti, non da vittime che la subiscono? Dà un’indicazione chiara – ha detto l’Arcivescovo: occorre educare alla semplicità del cuore, perché il Signore ha nascosto la verità ai sapienti e l’ha rivelata ai piccoli. Bisogna imparare a guardare la realtà nel suo complesso, nella sua totalità, con un atteggiamento di stupore per la straordinaria, misteriosa presenza che essa contiene. E nello stesso tempo occorre educare la ragione, perché non solo si impegni in uno studio rigoroso e in una intelligente elaborazione critica dei dati, ma soprattutto si apra alla possibilità di instaurare, attraverso la persona di Gesù, un rapporto con Dio, al quale poter rivolgere le sue domande più profonde, ingaggiando magari, come Giobbe, un serrato confronto. La scuola è un luogo che deve accompagnare i giovani in questo cammino di apertura e di speranza. Altrimenti, davanti all’enigma dell’esistenza, i giovani rischiano di essere abbandonati ad una spaventosa solitudine.

 

Allestimento. E proprio alla figura di Giobbe verrà dedicata una grande mostra in programma dal 7 al 22 novembre, alla Sala Laurana della Prefettura in Piazza del Popolo. Si tratta del medesimo allestimento proposto in occasione dell’ultimo Meeting di Rimini, “Giobbe e l’enigma della sofferenza” a cura di Ignacio Carbajosa. L’esposizione sarà presentata ufficialmente nel Salone Metaurense della Prefettura il 15 novembre da varie voci: prof. Natoli, Don Daniele Federici, Don Mario Florio, dottor Vittorio Bendaud. Sulle prossime uscite del Nuovo Amico pubblicheremo maggiori dettagli.

 

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