Cattolici, un patto per il bene comune

 

Negli scorsi mesi su queste pagine avevo sommessamente approcciato il tema della presenza dei cattolici in politica. Quanto accaduto a Verona in questi giorni mi induce ad approfondire il tema. La vicenda è nota: la capogruppo del PD al Consiglio comunale di Verona, Carla Padovani, si associa ad una mozione di maggioranza che impegna il Sindaco e la Giunta a promuovere iniziative a favore della vita e a proclamare ufficialmente Verona “città a favore della vita”. Apriti cielo!!! Immediata la richiesta di dimissioni da parte dei colleghi del Consiglio e soprattutto ripercussioni a livello nazionale, a tal punto da indurre Massimo Teodori, su Huffington Post del 6 ottobre scorso, a prendersela con “l’originario vizio cattocomunista del Pd”, chiamando in causa nientemeno che alcuni dei nomi storici del Partito Comunista Italiano degli anni ’70 e ’80: “la composizione del PD con l’innesto dei cattolici sui pidiessini fu in qualche modo la conclusione della lunga marcia cattocomunista iniziata con Enrico Berlinguer e teorizzata da Franco Rodano e Tonino Tatò”, scomodando persino la “sinistra cristiana di Giuseppe Dossetti che alla costituente era stato il portabandiera del Vaticano concordatario di Pio XII”. Non solo. Secondo Teodori quello della capogruppo di Verona “è uno dei tanti (casi) in cui individui e gruppi di intonazione clericale sono stati incorporati nel PD per continuare a remare contro lo Stato laico e la libertà di scelta della persona su materia come vita, morte e sesso”.

 

Non entro nella analisi del testo della mozione: è talmente in linea con quanto afferma la legge 194/78 e le successive norme sul parto in anonimato da non meritare nemmeno di spendere tempo a replicare alla insulsa polemica. È interessante, invece, a questo punto domandarsi se il PD possa ancora essere il luogo per i cattolici che vogliano impegnarsi in politica. Mi pare che la risposta – se mai per qualcuno non fosse stata chiara prima – sia ora più che mai scontata: no, non credo che un cattolico possa continuare ad impegnarsi nel PD, dato che rischia, come è accaduto per Carla Padovani (ma anche per altri prima di lei), di subire la censura al proprio operato, se questo va nella direzione della tutela della vita, e magari anche della famiglia. E allora quale può essere il luogo per essi? L’esperienza della Seconda Repubblica ci ha mostrato che spesso i cattolici sono stati “ospitati” nelle diverse forze partitiche come se fossero in “albergo” e non davvero a “casa”. È così utopistico pensare che non si possa provare a costruire da soli la propria casa? Non so, può darsi, magari non è ancora giunto il momento opportuno, il chairòs. Ma intanto credo sia giunto almeno il tempo in cui i cattolici, anche i cattolici (perché no? Altri lo hanno fatto, lo hanno chiamato “contratto di governo”!) provino ad elencare alcuni valori condivisi e su questi costruiscano un “patto per il bene comune”, attraverso un’azione politica che non escluda ma accolga ed integri nel rispetto della dignità e dell’autonomia di ciascuno, che non prevarichi ma si faccia prossima alle situazioni di maggior fragilità, che rispetti la vita e la metta al centro, soprattutto quando è più povera ed indifesa.  Utopia? Può darsi, ma nella stagnazione di una certa politica, o nel protagonismo di cert’altra, è necessario trovare forza e ragioni per analizzare, discernere e operare nella vita pubblica, nella consapevolezza che i valori ai quali ci richiamiamo vogliono essere inclusivi e di promozione per l’uomo, fin da quando si affaccia alla vita. Mi piace pensare che se l’impegno al quale il Consiglio Comunale di Verona ha vincolato il Sindaco e la Giunta porterà alla nascita anche di un solo bambino, lì si sarà realizzata una buona politica a favore del bene comune.

 

 

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