Lamoli come il nome di mio figlio

Il grande scrittore argentino Jorge Luis Borges sosteneva che «ogni persona che passa nella nostra vita, lascia sempre un po’ di sé e si porta via un po’ di noi». Parole scritte oltre mezzo secolo fa ma che sembrano quasi ispirate alla vicenda del suo connazionale Ruben Leandro Grueira. Una storia che risale a circa vent’anni fa e che ha per protagonista il piccolo centro di Lamoli, cento abitanti scarsi sull’appennino pesarese.

Argentina. È proprio qui che nell’anno 2000 arriva Ruben Leandro, un giovane botanico di Buenos Aires. «Avevo lasciato l’Argentina a causa di problemi familiari – racconta oggi – ed ero alla ricerca di me stesso. In Italia avevo trovato impiego come giardiniere poi, con l’aiuto del Sindaco di Morrovalle, sono giunto a Lamoli per lavorare al museo dei colori dell’Abbazia di S. Michele dove ho stretto amicizia con Nadia e Massimo, titolari dell’Oasi San Benedetto». Qui Ruben Leandro viene quasi adottato dal paese che diventa per lui come una nuova casa, facendogli riscoprire quel valore ormai perduto della famiglia. Per lui si tratta di un’autentica rinascita. «Ho scoperto persone meravigliose che mi hanno aiutato a riprendere il cammino della vita». Nel 2003 Ruben Leandro è pronto per tornare a Buenos Aires. «Ma un pezzo del mio cuore – dice – rimarrà per sempre a Lamoli».

Amicizia. Passano gli anni ma non l’amicizia che, nonostante l’enorme distanza geografica, si mantiene salda. Leandro nel frattempo si sposa e il 31 maggio di quest’anno nasce il suo primo figlio. Per la scelta del nome il pensiero corre alla sua famiglia di Lamoli, dove ci sono tanti cari amici come Matteo Santi a cui confida: «Vorrei chiamarlo con il nome di tutti gli abitanti di questo mio luogo del cuore…». Alla fine la decisione viene condivisa anche con sua moglie Celmi: si chiamerà Joaquin Leandro Lamoli Grueira. Sì, porta anche il nome del piccolo borgo perché, proprio come diceva Borges, nel suo cuore vive la storia di tante persone e Leandro con questa scelta bellissima e inusuale ha voluto abbracciarle una per una.

Abbazia da salvare. E a proposito di “Luoghi del cuore”, c’è da aggiungere che, proprio in questi giorni a Lamoli stanno scrivendo un’altra pagina che ha dell’incredibile. Da tempo infatti gli abitanti si sono messi in testa di riparare il tetto della splendida Abbazia benedettina di S. Michele Arcangelo risalente al IX secolo in quanto importanti infiltrazioni d’acqua ne compromettono la stabilità. Dato che non riescono a reperire i soldi per coprire le spese dei lavori stanno partecipando al 9° censimento “I luoghi del cuore” del FAI, che finanzia i progetti di recupero più votati dalla gente. Nella passata edizione il Comitato, trainato da Nadia Favretto e Adriana Gabellini e di cui fanno parte oltre ai lamolesi il Sindaco con il Comune di Borgo Pace e l’Arcidiocesi di Urbino, Lamoli ha sfiorato l’obiettivo mancandolo per soli due posti. Quest’anno i voti per Lamoli stanno fioccando da varie parti d’Italia e dell’estero. Le quasi 6.000 preferenze raggiunte hanno fatto balzare l’Abbazia all’undicesimo posto nazionale ed al primo in tutte le Marche. E si proseguirà a votare fino al 30 novembre. «Invitiamo tutti a darci il loro voto online o in forma cartacea per riparare il tetto di questo prezioso edificio – spiega Adriana Gabellini – che rischia altrimenti ulteriori danni. Dobbiamo riuscirci ad ogni costo, ed ora abbiamo un motivo in più, perché desideriamo con tutto il cuore che quando il piccolo Joaquin Leandro Lamoli verrà a visitare Lamoli dovrà trovare questo gioiello perfettamente integro». Per votare basta collegarsi a www.fondoambiente.it, cercare Lamoli su “I luoghi del cuore” oppure contattare il Comitato per avere le schede cartacee al 333/2229749 o scrivere a comitato.abbazia.lamoli@gmail.com

 

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