Migranti, la scomodità del Vangelo

A seguito del nostro editoriale “Migranti e ruolo dei cristiani” del 24 giugno scorso, sono giunte in redazione diverse lettere che pubblichiamo (in parte) a pagina 23. Un dibattito vivace che rispecchia anche nel territorio locale le voci del Paese. Ritorniamo quindi sull’argomento per rispetto verso i tanti lettori che ci hanno scritto e per chiarire meglio la nostra posizione ben sapendo che la materia è molto complessa. Ed è proprio per questo motivo che un cristiano ha il dovere morale di provare a lasciarsi guidare dalla “scomodità” del Vangelo e non dagli slogan di partito. Certamente è più faticoso passare attraverso la “porta stretta” ma da credenti sappiamo bene che solo questa è la via giusta per rapportarci con noi stessi e non solo sulla questione dei migranti. Per un giornale cattolico non ci sono indicazioni di partito né possono valere comodi compromessi. Al centro del nostro ragionamento non può che essere la dignità della persona.

E non è un caso se Papa Francesco, all’inizio del suo pontificato, ha scelto di tenere sotto la propria guida quella sezione dedicata ai migranti istituita con la creazione del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano e integrale. La dignità della persona umana è un principio irrinunciabile e precede cittadinanza, provenienza, etnia, cultura, religione. Ecco perché stridono slogan come “prima gli italiani”. Nel suo messaggio per i migranti del 14 gennaio scorso Papa Francesco richiama non solo l’Italia ma tutti gli Stati del mondo che già in occasione del vertice Onu nel settembre 2016, avevano espresso con chiarezza la loro volontà di prodigarsi a favore dei migranti e dei rifugiati.

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