Se scienza e fede fossero complici?

Dai fatti alle idee, un passaggio difficile anche per chi fa il giornalista. L’occasione viene offerta da una conferenza di specialisti, scienziati e teologi, su “Scienza e fede, complici?” Il tema è interessante, il termine complicità mi piace ed anche lo scopo, così imbastisco un editoriale. Compito arduo, cercherò di girarvi intorno per non affogare nell’ovvio. Il termine complicità fa pensare all’idea di “lavorare insieme” per un obiettivo comune, ma per raggiungerlo bisogna riferirsi alla complicità tra fede e ragione. Il grande Agostino d’Ippona nel IV sec. d. C., sotto Teodosio imperatore, nella sua opera De Religione scrive che “la fede non è mai senza la ragione, perché è la ragione che ci dice a chi bisogna credere…”. Il Cristianesimo non ha mai separato il rapporto con la cultura e il pensiero del tempo e dei luoghi che ha attraversato nella sua storia. Oggi qualcosa sembra cambiato: la ragione, soprattutto quella scientifica, è anche per l’uomo della strada e dovrà entrare nelle convinzioni di fede perché nessuno può credere qualche cosa che contraddice la ragione o i risultati acquisiti dalle scienze. Credere che il mondo sia stato creato da Dio trascende la ragione e la scienza senza contraddirle.

Ci si chiede: la ragione scientifica può essere complice della fede entrando nel lavoro teologico? La risposta non può che essere affermativa. Una buona teologia deve saper riconoscere i risultati della scienza e deve saper parlare di Dio all’uomo di oggi anche partendo dal contesto scientifico e tecnologico. D’altra parte la fede storicamente ha dato molto al lavoro scientifico ma la complicità ha bisogno di orizzonti nuovi e inediti che solo i soggetti e una rigenerata civiltà possono offrire. Che il creato sia l’esito di una Parola intelligente e intenzionale reca con sé un significato che lo scienziato può comprendere. Perché il mondo non è solo energia e materia ma anche informazione, messaggio rivolto all’uomo, logos che può essere riconosciuto, letto e decodificato. La storia ci ha trasmesso tracce eloquenti della complicità tra fede cristiana e conoscenza scientifica. Conoscenza, comunque, a servizio dell’uomo e non viceversa. Basti pensare alle università e agli ospedali, imprese mosse dalla verità e dalla carità. In sintesi, tutto questo è il cuore dell’autentica complicità tra fede e scienza. Ma ci vogliono delle condizioni: la Chiesa non rinunci mai all’esemplare e costante atteggiamento di servizio, la ragione scientifica non ceda alla tentazione ideologica e non ripeta l’infamia dell’età dei Lumi di innalzare sull’altare delle chiese la dea ragione, lontana radice dell’immane tragedia del Novecento.

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