Sacro Cuore nel segno di don Elia Bellebono

URBINO – Nemmeno l’abbondante pioggia caduta per quasi tutta la giornata, ha fermato i tanti pellegrini, amici di don Elia, giunti per la festa del Sacro Cuore e provenienti dalla Svizzera, da Bergamo e da altre città del Nord, dalla Romagna e dalle Marche, i quali, insieme a molti urbinati hanno partecipato alla processione partita da piazza Gonzaga del quartiere Piantata, e poi alla celebrazione eucaristica accanto al santuario di Ca’ Staccolo. E’ una ricorrenza che trae origine dal servo di Dio, don Elia Bellebono, il quale quasi mezzo secolo fa, venne esortato dal Signore, a costruire ad Urbino un santuario, dedicato al Suo Cuore. E se negli anni precedenti serpeggiava qualche dubbio sui tempi di realizzazione dei lavori, quest’anno è stata detta una parola chiara sulla loro ripresa e completamento. Mons. Tani nell’omelia, seguendo il profeta Ezechiele, ha ricordato che «Gesù è il tempio Santo di Dio, dalla cui soglia escono acque risanatrici; Egli è il tempio, edificato dallo Spirito nel seno della Vergine Madre, dalla cui porta, aperta dal colpo di lancia, esce acqua viva». E ancora: «tempio di Dio è Cristo, tempio sono le nostre chiese dove si trova l’Eucaristia, tempio sarà questo santuario che si sta completando, tempio siamo ciascuno di noi che, dall’Eucaristia attingiamo vita che ci risana; siamo noi che venendo vivificati dalla grazia del Signore, siamo chiamati a portare vita, ai nostri fratelli».
Ugo Duci. E’ seguito l’intervento del presidente della Fondazione del Sacro Cuore che ha comunicato l’imminente ripresa dei lavori a seguito del contributo della CEI che unito alle risorse economiche di tanti benefattori, permetteranno di procedere celermente agli appalti per ultimare il santuario. Il tutto è stato possibile per la volontà di Dio, per le preghiere dei devoti di don Elia, per l’attività del consiglio direttivo della Fondazione ed in particolare per il costante impegno dell’arcivescovo mons. Giovanni Tani». Quindi ha sottolineato che «per un po’ di tempo i principali benefattori provenienti dal Nord non hanno creato le condizioni per un pieno coinvolgimento degli  urbinati che sono rimasti alla finestra. Ora le cose sono cambiate. Il vero miracolo l’ha realizzato l’Arcivescovo che ha saputo unire le forze di tutti, dando il giusto ruolo anche agli urbinati e quindi ha permesso di dare la svolta decisiva per poter terminare questa opera».
Amici di don Elia. Laura Guerra, presidente dell’associazione “Amici di don Elia”, ha dichiarato che si sta provvedendo alla raccolta delle testimonianze utili per la causa di beatificazione di don Elia, invitando coloro che ne avessero a comunicargliele. Carlo Ripanti ha conosciuto il prete ciabattino 33 anni fa e da allora ha creduto e progettato insieme ad altri questa opera e, nel sentire che ci sono le risorse necessarie per terminarla, ha provato immensa soddisfazione. Il coro guidato da Massimo Gentilini, ha animato la solenne festività con canti e musiche.

Giuseppe Magnanelli

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