La Moto Guzzi, il mio primo amore

Il mostro cromato era parcheggiato nel corridoio della casa del nonno. Apparteneva al suo socio che lo teneva sempre coperto con una tenda per evitare la polvere. Io avevo 8 anni e tutti mi mettevano in guardia dall’avvicinarmi alla bellissima Moto Guzzi 500 per timore che mi si rovesciasse addosso. Un giorno il mezzo venne venduto e per molti anni non lo vidi. La ritrovai in casa di quella che poi divenne mia moglie ed il suocero con varie scuse non mi permise mai di provarla. Nel frattempo rimase nella mia fantasia e da adulto pagai un pacco per averne una simile. Era una Guzzi del 1936, rossa fiammante con pochissima ruggine, perfettamente restaurata. Per accendere il motore serviva una laurea in ingegneria, spostare il pistone fino al punto morto superiore con il pedale e poi dare un colpo deciso dopo aver regolato l’aria e la manopola del gas. Se si era fortunati partiva subito. Mi divertivo a parcheggiarla in viale della Repubblica e fermarmi poco lontano per vedere il capannello di ammiratori. Ma il tempo passa e la manutenzione diventava costosa per cui decisi di passare ad un modello più recente una Guzzi 1000.

Non era d’epoca ma abbondantemente usata. Ci andavo a scuola nella bella stagione ed alle osservazioni dei colleghi sul rischio di pioggia rispondevo che quando si ha paura dell’acqua è ora di vendere la moto. I ragazzi incuriositi mi chiesero di vederla (un prof. in moto) osservarono subito: “Ma è vecchia” risposi “Perché, io ti sembro nuovo?” Pausa di riflessione “Ha ragione prof”. Che mazzata!! Oggi sono felice possessore di un Guzzi Nevada, 750 cc, che ci ha accompagnato per ben due volte in Grecia. Al ritorno la prima volta ho dovuto riposarmi 2 giorni, la seconda mi sono sentito distrutto per una settimana. Giorni fa la guardavo ed ho detto a mia moglie: “Si potrebbe …” Che cosa? “Nulla. Andiamo al mare a Fosso Sejore”.

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