C’è un Italia da ricucire

La minacciata “rivoluzione” del 2 giugno alla democrazia e al Colle si è spenta sul nascere. E dopo 70 giorni di tribolazione politica grevi di contrasti e vicende, emerge la previdenza politica del Capo dello Stato. La sua non è stata debolezza, tutt’altro. Semmai c’è da chiedersi chi ha messo alla prova i pilastri della democrazia quindi le prospettive di governo (quante?), la concordia civile, il senso dell’interesse popolare. Il tema mi provoca: cos’è davvero il “bene comune”? Nel ‘700 lo dicevano “pubblica felicità”, alcuni esperti invocano coraggio e lucidità per resistere ai nuovi fuochi del populismo. Il popolo, quello autentico, limita il potere mentre il populismo lo giustifica. 2 giugno festa della Repubblica: finalmente abbiamo il Governo. Mattarella esprime soddisfazione “Paese pacificato ed elettori rispettati”. Dopo i giorni dello scontro si può dire finalmente che c’è equilibrio fra i nostri interessi e la Ue. Un giornale intitola “Governo, la strana coppia”.

Di Maio e Salvini vice, Conte presidente del Consiglio, Tria all’Economia. I due lavorano collaborano camminano insieme ma non si vogliono bene (politicamente), troppi ma, troppi se nelle loro intese. Eccoli schierati con zelo e d’accordo, riforme e decreti legge in tasca, per affrontare i problemi emergenti del proprio ministero Tutto normale da condividere. Peccato che c’è ancora qualcuno che fa politica con lo stile del comizio: “Per i migranti la pacchia è finita”. Dall’altra c’è un richiamo forte che viene dal Colle e da Palazzo Chigi: “C’è un’Italia da ricucire”. Questa parola semplice ed essenziale, diviene per l’attuale esecutivo superficiale e riduttiva: “Ora pensiamo ai fatti”. Questo metodo assolutamente pragmatico, per il quale le citazioni culturali sono accessorie, sarebbe il vanto del governo del cambiamento! La malata più nobile, non solo dell’Italia, è la politica. Era inevitabile: una volta scomparsi i partiti e gli ideali che animavano i programmi, la politica sarebbe rimasta denudata dei valori. Così nuda piace oggi ai vari movimenti che si richiamano al populismo.

Comunque sia, la Repubblica migliore rimane la prima quella del ’48: aveva idee, ideali e valori che ritroviamo anche oggi nella Costituzione. Questo governo che si vanta del cambiamento, il primo senza più tradizioni, con una storia tutta da fare, coincide con l’inizio della Terza Repubblica. Ne ho dette abbastanza quasi attraverso flash ed improvvise intuizioni. Concludo: ignorando 70 anni di esperienza storica, l’attuale momento di confusione potrebbe essere rischioso. Quando e dove il particolare viene preferito all’universale, il risultato della politica corrente non può essere altro che la divisione e il contrasto. Comunque il primo ad essere sacrificato sarà il bene comune.

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