Una coraggiosa rivoluzione culturale

 

Ciò che è successo e ciò che sta succedendo in Italia smuove l’intelligenza a capire e non sarà facile. In questo tentativo sono coinvolti tutti i cittadini a qualsiasi classe appartengano. Ci vuole una rivoluzione culturale. Della crisi, particolarmente ed apparentemente politica, ne parla in una intervista l’ex deputato dem Ernesto Preziosi, pesarese nonché direttore responsabile del nostro settimanale interdiocesano. Egli afferma che è necessario un “cantiere” ampio per i partiti meno autoreferenziali, più aperti e plurali, un altro per la “costituzione” delle idee che deve individuare le parole chiave delle riforme e delle proposte politiche più condivise e vicine alla gente. Debbo sottolineare che le idee, da molti decenni, vengono censurate in politica da una laicità male e maliziosamente interpretata. Il cittadino entra nella politica così com’è, con le sue idee, convinzioni ed appartenenze, in un modo democratico perciò non privilegia e non esclude. Chi ha tradito la laicità è, guarda caso, il laicismo ideologia anticamera del pensiero unico, vale a dire della dittatura.

Ma questa è un’altra storia che ha una sua letteratura. In Italia il sistema democratico si introduce a metà Ottocento con lo Statuto Albertino, da allora associativismo e partiti camminano insieme (come “L’idea cattolica” e il partito popolare di Don Sturzo). Dopo il ventennio folle delle dittature e del pensiero unico, anche l’Italia si risveglia democratica e per di più repubblicana (votazione 1948: DC maggioranza assoluta e Movimento Popolare oltre il 30%, quasi un bipolarismo nato dal basso). Ho la sensazione che il bel sogno sia svanito dopo il compromesso storico e la fine tragica di Aldo Moro (1978). Ora i partiti sono in crisi nera, ridotti a “comitati elettorali”, l’associativismo è in difficoltà, la politica così denudata si trova ad essere mestiere da manovale che sforna decreti e cuce pezze su un vestito già ingolfato di pezze. Il peggio è che fa deserto intorno di culture preferendo un generico richiamo ai valori, spesso retorico e rituale. In una società disgregata, l’associazionismo si affida a ciò che essa ancora culturalmente esprime, mentre i partiti preferiscono blindare i “resti”. A prescindere da ogni riferimento culturale. Bisogna far incontrare la politica con la cultura in tutti i luoghi della cittadinanza perfino in parlamento e nelle chiese.

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