Lena e la sua “Casa Volante”

“Essere vulnerabili non è una condizione negativa, può essere un bene, una ricchezza: la sofferenza mi ha reso più forte e ho iniziato a chiedermi il perché di tanto dolore, che valore avesse”: così afferma Lena ragazza ucraina di 25 anni orfana e disabile, senza il braccio destro e una conformazione ossea che le rende molto difficile e doloroso camminare, nella sua testimonianza a palazzo Antaldi lo scorso 27 gennaio. Silvio Cattarina, presidente dell’Imprevisto ha così introdotto Lena Kuts, ospite della Casa Volante, centro di reinserimento per giovani con disabilità di Charkov in Ucraina e Anastasia Zolotova, direttrice di Emmaus, associazione Ucraina che promuove progetti a favore di giovani orfani, disabili e sfollati dalla zone di guerra.

 

Incontro. Lena è internata dalla nascita. A tredici anni incontra Vasili, che fa teatro con i ragazzi come lei e da quell’incontro cambia tutto. Vasili è la prima persona che abbraccia Lena anche se lei non vuole. Pian piano inizia un rapporto di amicizia e Lena capisce di non essere definita solo dalla sua disabilità; scopre che il motivo dello sguardo luminoso e gioioso di lui è il suo rapporto con Dio. Vasili vive per comunicare il dono di grazia che ha ricevuto. Molto malato e in punto di morte chiede all’amico Filonenko di salvarla, di aiutarla a studiare per essere ammessa al Liceo professionale. Filonenko accetta subito la richiesta dell’amico e in un mese Lena riesce a studiare tutto il programma e superare l’esame di ammissione. In quell’incontro cambia la vita di Filonenko perché per salvare Lena nasce Emmaus, l’associazione che si prende cura dei ragazzi come lei e inizia l’esperienza della Casa volante.

 

Sofferenza. “La storia di Lena mi commuove non solo perché siamo amici, ma perché è la mia storia, la storia di ciascuno di noi, perché anch’io ho sofferto e qualcuno mi ha salvato, mi ha donato uno sguardo diverso e ha risvegliato la grande attesa del mio cuore” così conclude Silvio Cattarina che offre in dono alle due giovani, la testimonianza di due ragazze già ospiti dell’Imprevisto, che hanno concluso il percorso di reinserimento. Ora sono felicemente sposate e laureate, avendo ricostruito la loro vita sulle fondamenta del dolore, della vulnerabilità e dell’amore.Nella società ucraina post-sovietica dove sono ancora evidenti le conseguenze di un azzeramento dell’umano così come nella nostra società anestetizzata e indifferente, si rimane colpiti e commossi perchè Lena e Anastasia vivono una chiamata particolare, che solo le persone che hanno molto sofferto possono capire: annunciare al mondo intero che nella vita c’è un grande bene, che ti cerca, ti viene incontro, ti salva e ti rende segno e testimone per gli altri.

 

Fragilità. Nel disegno del Mistero le persone più fragili sono sempre preferite e prescelte per portare al mondo un grande annuncio. Lena infatti sta scrivendo la sua tesi di laurea che si intitola “La cultura della vulnerabilità e l’antropologia dell’esclusione” perché vuole verificare anche con la ricerca, come le persone vulnerabili possono salvare il mondo, e ha realizzato anche un’intervista a Silvio Cattarina sulla sua esperienza educativa, che viene studiata per il suo valore anche in Ucraina.

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