L’Ultimo Rebus di Leone Pantaleoni

Conosco Leone Pantaleoni fin da bambino e fui subito attratto da quel suo carattere amichevole e addirittura affettuoso. Gli adolescenti sono spesso aggressivi fra di loro, ma Leone spiccava fra gli altri per la sua indole; comunque tutti lo rispettavano e nessuno mai scambiò i suoi modi pacati per flemma o debolezza. Passano gli anni ed un giorno sfogliando la Settimana enigmistica vidi in un rebus la firma Leone da Cagli. “Ma non sarà quello che conosco?” pensai sapendo le sue origini.

 

Enigmi. Nel frattempo la vita ci aveva separati e passò del tempo prima che riuscissi a chiederglielo. Rispose scherzando, come era solito fare, spacciando quello che per me era un traguardo prestigioso come un piccolo vezzo che usava per passare il tempo. Lo seguii su quella rivista, ma riuscivo a risolvere pochi rebus, salvo quelli facilissimi. Quando glielo confessai, mi regalò un libro di rebus di cui era l’autore per instradarmi verso le soluzioni. Tempo dopo me ne regalò un altro. Nel frattempo scoprii che si interessava anche della Sacra Sindone e di studi storici. La considerazione che ne avevo aumentò e quando gli chiesi altre informazioni minimizzò e cambiò discorso. Così era, modesto e gentile, senza supponenza e senza sussiego. Una persona rara. Nel frattempo era diventato un campione di scacchi, raggiungendo traguardi prestigiosi a livello internazionale ed insegnando a giovani ed adulti le meraviglie di quel gioco. Quello che era un campione di scacchi andava, da pensionato, nelle scuole per insegnare ai bambini ed era una meraviglia vedere la pazienza e la dolcezza che ci metteva, conquistando prima il cuore degli scolari e poi la mente.

 

Collaboratore. Collaborava molto volentieri da più di trent’anni, con ‘Il Nuovo Amico’ su argomenti culturali e fornendoci, gratuitamente, ogni settimana un rebus con annessa soluzione, giungendo fino ad organizzare negli ultimi sei anni, un concorso a premi per creatori di rebus ed esponendo argutamente le motivazioni della graduatoria e dei vincitori. Poco prima di lasciarci aveva fatto una visita in redazione per organizzare il settimo concorso. Una sera lo invitai ad un incontro con un’associazione di cui ero presidente per parlarci delle sue ricerche sulla Sindone. Dopo la bellissima conferenza gli chiesi quale fosse il suo compenso per la partecipazione. Trasformò le mie parole in uno scherzo e cambiò velocemente discorso. A quel punto mi vergognai di aver parlato di denaro con siffatta persona. Una telefonata mi annunciò la scomparsa durante una conferenza: improvvisa e senza dolore. Pur nella sofferenza del distacco pensai che la sua fine fosse stata migliore di tante altre, proprio mentre svolgeva l’attività che prediligeva. Ha ricevuto il Premio finale.

 

Paradiso. Andai a trovarlo nella camera ardente il mattino presto, quando non c’era nessuno e pensavo non è vero, non è possibile, quel corpo non è Leone, ora esco e lo ritrovo a passeggio in centro col suo sorriso sincero e l’espressione benevola di sempre. Ciao Leone Pantaleoni, amico fraterno, uomo di cultura e di ingegno, sono sicuro che, dove sei andato, ti è stato riservato un posto privilegiato, pieno di angioletti a cui insegnare gli scacchi ed i rebus.

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