Le Marche viste da mons Piero Coccia

Eccellenza quali sono le sfide principali che dovranno affrontare i Vescovi delle Marche?

Alcune sono comuni a quelle indicate dal Cardinale Bassetti nell’ambito del Consiglio Permanente della CEI per tutto il territorio nazionale. La famiglia sta vivendo molte difficoltà: di tipo esistenziale, per la paura di tanti giovani a dare vita a una relazione “per sempre”; di tipo sociale, per la serie di ostacoli oggettivi che la logorano, come l’instabilità del lavoro; di tipo antropologico, perché oggi è in crisi l’identità stessa della famiglia: unione tra uomo e donna, aperta ai figli. La Chiesa marchigiana si impegnerà, da un lato, a potenziare quella vicinanza alle famiglie che già sta offrendo; dall’altro, a sollecitare le istituzioni affinché elaborino politiche innovative e concrete. Il lavoro oggi è una delle emergenze più gravi e non a caso è stato messo a tema della Settimana Sociale dei Cattolici in corso a Cagliari.  Certo il ruolo della Chiesa non è di rivendicazione sociale, ma piuttosto di educazione della persona. Essa però continuerà a ribadire con forza la dignità del lavoro e proverà a discernere proposte e vie percorribili. I giovani sono nel cuore di tutta la Chiesa e del Papa, che a loro ha dedicato il prossimo Sinodo. Essi vanno aiutati, attraverso l’accoglienza, l’ascolto, l’accompagnamento, a curare la propria formazione, a orientarsi sul loro futuro, a diventare sempre più protagonisti della vita sociale ed ecclesiale. La Chiesa certamente deve ritrovare un maggiore slancio nel comunicare l’esperienza di Gesù Cristo, ma sta già svolgendo un’opera educativa in ambiti innumerevoli: la catechesi, la liturgia, il volontariato, la scuola, gli impegni culturali, i cammini formativi strutturati. Sulle migrazioni anche la chiesa marchigiana si muoverà secondo le indicazioni del Papa, che ha richiesto di “accogliere, proteggere, promuovere, integrare”, con “prudenza, intelligenza, realismo”. Questo comporta un impegno su tre fronti: difendere la dignità inviolabile del migrante denunciando la tratta di esseri umani, creando corridoi umanitari, sostenendo progetti di sviluppo;educare le nostre comunità cristiane all’accoglienza; sollecitare le istituzioni civili ad attuare processi di integrazione che passino anche attraverso il riconoscimento di una cittadinanza a coloro che, come ha sostenuto il Cardinale Bassetti, “sono nati in Italia, parlano la nostra lingua e assumono la nostra memoria storica, con i valori che porta con sé”.

 

Quali sono le sfide specifiche della nostra regione?

Certamente la questione del terremoto. La Chiesa marchigiana è impegnata a ricostruire le strutture, pur con tutte le difficoltà burocratiche che incontra; tra tutte le istituzioni è forse quella che si è mossa con più rapidità ed efficacia. Tuttavia la prima ricostruzione da attuare è quella delle persone, ridonando fiducia e prospettive per il futuro.

 

Veniamo ora al campo più interno della Chiesa. Quali le emergenze a livello pastorale?

La crisi delle vocazioni e l’invecchiamento del clero: le Marche hanno l’età media più alta d’ Italia. La corresponsabilizzazione e quindi la formazione dei laici. Il rapporto con le altre religioni cui appartengono molti migranti. Per tutto questo si incrementerà il rapporto fra le tre Metropolie della regione, rafforzando la collaborazione e lo scambio di esperienze positive tra le diocesi.

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