Due frati per Mombaroccio e Villagrande

Tempo di trasferimenti e di nuovi incarichi per i sacerdoti della nostra Arcidiocesi.Si è iniziato domenica 10 settembre, nelle parrocchie aggregate in Unità Pastorale dei Santi Vito e Modesto in Mombaroccio e di Santa Susanna in Villagrande. Padre Renato Martino e padre Alvaro Rosatelli, della comunità dei Francescani Minori del Beato Sante, vi hanno fatto il loro ingresso ufficiale subentrando – rispettivamente nel servizio di parroco e viceparroco – a don Enrico Giorgini e a don Andrea Marescotti, trasferiti ad altro incarico (parroco di San Pietro in Calibano il primo; parroco di San Michele Arcangelo in Sant’Angelo in Lizzola, di San Pietro in Rosis in Ginestreto, di San Michele Arcangelo in Montegaudio il secondo). Proprio a questi due sacerdoti è stato rivolto un sentito ringraziamento dall’Arcivescovo Piero Coccia (“perché si sono sobbarcati l’impegno gravoso di portare avanti la costituzione dell’Unità Pastorale”), dalle comunità parrocchiali, che hanno donato a entrambi un libro “in ricordo dei tre anni trascorsi in quella problematica e non facile realtà”; dal Sindaco  e dal Presidente della “Pro loco” “per la collaborazione offerta in tutti gli eventi organizzati”. Il  nuovo parroco, padre Renato, al quale è stata espressa la gratitudine di tutti per aver accettato in spirito di obbedienza l’incarico, ha raccontato che “le vie imprevedibili” del Signore lo hanno portato, circa sei anni fa, dalla sua terra d’origine, la Campania, nelle Marche, “la cui geografia – ha detto – corrisponde a una geografia del cuore”: ha incontrato, infatti, tantissime persone che lo hanno accolto con stima e affetto, ad iniziare dai Frati Minori e dal loro padre provinciale, don Ferdinando Campana.

Padre Renato ha rivelato anche un fatto singolare: sul suo profilo WhatsApp ha messo l’immagine del seminarista quattordicenne Rolando Rivi, ucciso dai partigiani nel 1945 per aver rifiutato di togliersi la tonaca, come la cautela avrebbe consigliato in quegli anni drammatici, volendo così manifestare la sua “appartenenza a Gesù”. Una figura esemplare per il neo parroco, che condivide con il seminarista lo stesso desiderio di appartenenza, lo stesso amore totale per il Signore che anche San Francesco raccomandava ai suoi frati: “E’ una grande miseria e una miseranda debolezza che, avendo il Signore Dio così presente, voi vi prendiate cura di qualche altra cosa in tutto il mondo”.  Che due frati del Beato Sante, gravati di altri onerosi incarichi, potessero assumersi la responsabilità di due comunità parrocchiali è un miracolo che non pensavo si potesse avverare” ha detto l’Arcivescovo. Il quale, proprio per questa eccezionalità, ha invitato tutti i fedeli non solo ad essere riconoscenti al Signore e a tutti coloro che hanno reso possibile tale dono, ma addirittura a considerarsi privilegiati, potendo contare, diversamente da altre Unità Pastorali, sulla presenza sia di un parroco che di un viceparroco. Li ha esortati, pertanto, a comprendere la problematica situazione in cui versa l’arcidiocesi per la carenza di sacerdoti; a collaborare con i nuovi pastori, accogliendo con apertura di cuore anche le inevitabili conseguenze che il cambiamento comporterà: ad esempio, l’abolizione delle messe del sabato, che verranno celebrate solo nel Santuario del Beato Sante. “La gratitudine è fondamentale nella vita dei cristiani: la fede stessa non è un frutto generato da noi, ma un dono del Signore che nasce, si nutre e si comunica attraverso la comunità. E’ dunque la comunità che va amata e tenuta unita”.

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