Camminando insieme…con ‘Evangelii Gaudium’

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L’abbiamo ormai imparata a memoria questa frase pronunciata da Papa Francesco a Firenze: “In ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni”. Il teologo contemporaneo Theobald ha definito l’Esortazione apostolica “un’interpretazione originale del concilio”. Il papa stesso in un incontro con i gesuiti raccontato dalla Civiltà Cattolica (10 dicembre 2016) ha esplicitato il suo pensiero: “EG è la cornice apostolica della Chiesa di oggi. E’ un nuovo quadro di riferimento per la vita della Chiesa. Non è un documento come gli altri. Per questo si deve continuare a lavorare nei gruppi di laici, di sacerdoti, nei seminari, perché è l’aria evangelizzatrice che oggi la Chiesa vuole avere. Su questo bisogna andare avanti. Non è qualcosa di concluso…”. Proprio per questo, nella nostra diocesi, abbiamo iniziato un percorso, incentrando tutto il cammino annuale di formazione permanente dei ministri ordinati e dei gruppi zonali di laici sulla Evangelii Gaudium. L’abbiamo accostata, studiata, approfondita nella prospettiva dei verbi consacrati dal Convegno Nazionale di Firenze. Don Enrico Brancozzi ci ha provocato col verbo USCIRE da vivere a livello interiore, spirituale e poi a tutti i livelli ma sempre in maniera comunitaria, ecclesiale, plurale. Ci ha offerto una sintesi plastica per cogliere il cambiamento di paradigma: il passaggio dalla Chiesa “cattedrale” ad una chiesa “ospedale da campo”. Don Massimo Regini ci ha condotto al cuore dell’esortazione sviscerando l’entusiasmante compito affidatoci dal Signore: ANNUNCIARE in maniera gioiosa la Misericordia di Dio per tutti gli uomini. Tutti di nuovo discepoli missionari, chiamati ed inviati per contagiare con il lievito del Vangelo attraverso l’incontro e la prossimità, con lo stile del dialogo e la pazienza di chi, senza ansia da prestazione e senza fughe o deleghe, semplicemente offre il suo contributo, si affianca ad altri e vive la corresponsabilità.

Francesco Giacchetta, professore, sposo e padre ci ha affascinati con la sua visione dell’EDUCARE. E’ la sfida raccolta e rilanciata dalla chiesa italiana con il piano decennale “Educare alla vita buona del Vangelo”, e sigillata dall’esortazione di papa Francesco. E’ possibile educare alla “gioia del Vangelo”, ma camminando sulle acque della fragilità, e avendo come obbiettivo ultimo la promozione della libertà responsabile. Sì perché educare è emancipare, è far venire fuori l’altro, porsi al servizio della costruzione del sé. Don Walter Magnoni, direttore della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Milano, ci ha aiutati a leggere il capitolo IV della Evangelii Gaudium, che mette a fuoco l’inclusione sociale dei poveri, come sostanziale conseguenza dell’evangelizzazione. Ha sviscerato in maniera suggestiva l’ABITARE. Solo abitando si passa dall’essere semplici cittadini al sentirsi e vivere come un popolo. Siamo chiamati ad abitare lo spazio e il tempo, i conflitti, il reale, le relazioni e dobbiamo farlo qui e a livello globale, solidali sempre e sempre in ascolto dei tanti impoveriti ed esclusi. Infine Andrea Grillo ci ha suggerito piste interessanti sul TRASFIGURARE riprendendo il forte appello di Papa Francesco a superare ogni forma di autoreferenzialità e riportandoci all’inizio del cammino con una ulteriore sottolineatura del primato dell’uscire. Siamo quasi costretti da Dio a vivere oltre, fuori perché Dio è già dentro la città degli uomini, mescolato con tutto e con tutti. Nello specifico il trasfigurare, cioè il far festa e celebrare, per riconoscere il prossimo e il bene, ci chiede di collegare di nuovo, in maniera significativa e in un circolo virtuoso, rito e vita. Ora siamo chiamati a tirare le fila, a raccogliere le intuizioni, a costruire scelte condivise, avviando processi, immaginando percorsi per un rinnovamento coraggioso della pastorale, delle strutture che ci consenta un più incisivo e generoso servizio, l’attuazione della missione affidataci da Cristo Signore, ragione ultima del nostro esistere. Per questo abbiamo chiesto al Vescovo di Rimini, Mons. Francesco Lambiasi, di offrirci lo sguardo di un pastore che vive col nostro vescovo e con gli altri vescovi la collegialità episcopale. Faremo tesoro del cammino di una chiesa sorella, anche geograficamente molto vicina alla nostra.

Nelle tre serate del 5, 6 e 7 potremo godere tutti gli elementi che compongono lo stile assembleare-sinodale: il discernimento condiviso, l’ascolto della Parola di Dio e dei segni dei tempi, la preghiera, il dialogo fraterno e il costruttivo confronto reciproco. Solo così potremo davvero aiutarci ad individuare le priorità che elaborate nei consigli e rilanciate dal nostro Vescovo Armando ci consentiranno di camminare insieme e sentirci l’unica chiesa. Oltre a questo abbiamo avvertito anche il bisogno di consolidare progetti nati negli anni scorsi, proprio in seno alle varie assemblee, e portati avanti con tanta generosità e entusiasmo da tanti fratelli e sorelle. Si tratta di migliorarli, di farli diventare sempre più diocesani, di consolidarli ed estenderli nel vasto territorio della nostra diocesi. In questi anni, per grazia di Dio, abbiamo già operato scelte significative e intrapreso cammini che ora hanno bisogno di un supplemento di attenzione e dedizione. Abbiamo necessariamente dovuto fare una scelta, per cui ci soffermeremo sulla pastorale giovanile aprendoci al SINODO DELLA CHIESA SUI GIOVANI, sulla pastorale familiare con il Consultorio e poi sui gruppi di laici nelle zone, come tentativo di dare sostanza alla corresponsabilità e rinnovare gli organismi di comunione. Voglio concludere sottolineando quello che si impone naturalmente ma è fondamentale risaltare. L’assemblea annuale non è uno dei tanti impegni, non è un momento per i generosi. Proprio perché ispira tutto l’anno pastorale ne costituisce il cuore. Di conseguenza non possiamo proprio mancare e soprattutto non possiamo far mancare la nostra voce, quella della nostra comunità. Solo così possiamo sentirci chiesa diocesana che vuole ravvivare l’entusiasmo e soprattutto operare quel rinnovamento suggerito dalla Spirito anche attraverso il ministero generoso di Papa Francesco. E allora ci diamo appuntamento per il 5, 6 e 7 giugno alle ore 18,30 e ci facciamo promotori e sostenitori di questo evento.

 

Don Marco Presciutti

Vicario per la Pastorale

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