Il prete oggi. Un’immagine c’è

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Il prete oggi. Argomento di viva attualità, più vivace di quanto possa sembrare. Mi si dice bonariamente che noi preti non godiamo di una bella immagine. In un ambiente come il nostro in Italia non è facile per i preti essere “belli”. D’altronde ciascuno ci guarda usando i propri occhiali e tutto sommato sia i praticanti che i non praticanti ci vogliono bene, salvo le loro idolatriche prevenzioni. Questa è la mia percezione scaturita come parroco (ancora, per la compiacenza del mio Vescovo), come membro di redazione del settimanale diocesano e come viandante cittadino. Dai diversi incontri personali, scaturisce una insolita provocazione: “da pulpiti pubblici e privati parlate a noi e di noi, predicate in chiesa di religione e di altro, talvolta arroganti ci fate sentire anche colpevoli. Non è ora che cominciate a parlare di voi?” È abbastanza complicato presentare il prete oggi, come lo vedono o come vorrebbero fosse. Mi sembra opportuno delineare un’immagine corrispondente alle necessità del mondo attuale e nello stesso tempo aderente alla sua originale vocazione.

Un’immagine c’è. Papa Bergoglio va a Milano alle Case Bianche, al carcere di San Vittore e si propone “vengo a voi come sacerdote”. Così, qualche settimana fa, ad inizio Quaresima, al clero della sua diocesi di Roma “il presbitero deve essere soprattutto e per tutti padre” e “noi sacerdoti, se non abbiamo una Fede matura, capace di generare Fede negli altri con la paternità, potremmo fare del male, ma se la Fede cresce si fa tanto bene, tanto bene”. Affidare a un programma, seppure ben definito, la crescita della Fede non basta. Sarebbe illusorio. Papa Francesco indica pure dei punti fermi per maturare nella Fede. Vale a dire: il discernimento (sguardo al presente), la speranza (sguardo al futuro), la memoria storica (sguardo al passato) Ma il perno insostituibile da cui parte e si conferma la Fede è Cristo, riferimento e testimone assolutamente unico. Il Papa si propone come sacerdote e va come tale in mezzo alla gente.  Così noi cristiani praticanti, anziani nella Fede (presbiteri), parroci, movimenti…., ci proponiamo in virtù di un ‘servizio (ministero) sacerdotale’ del Popolo di Dio a raggiungere i luoghi della missione. Un “noi” rituale da estendere al quotidiano, con un supplemento di paternità che generi Fede negli altri, in particolare i lontani, i non praticanti, all’interno di un contesto culturale che facilita lo smarrimento.

Raffaele Mazzoli

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