Terremoto, Santa Maria Nuova è ancora inagibile

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Il 30 ottobre 2016, penultimo giorno del mese di ottobre dell’anno da poco trascorso, quando una violenta scossa di terremoto ha sorpreso me, che lavoravo nello studio accanto alla chiesa e una persona che pregava presso l’altare del SS. Sacramento. La scossa è stata violentissima: il grande finestrone in ferro dello studio, pur essendo accuratamente serrato, e ben compaginato, si è aperto forzatamente e violentemente sbattendo le ante sulle vicine pareti, mentre la chiesa sobbalzava in una danza macabra. Alla donna che era in chiesa, vedendola terrorizzata ed immobile, ho gridato: «Corri, vieni qui, sotto l’arco della porta, è più sicuro, forza…». Poi è tornata la calma, ci siamo guardati intorno e abbiamo notato che sul pavimento della chiesa erano presenti un numero elevato di calcinacci da tutte le parti e alcune crepe sulla volta della chiesa. In mattinata sono venuti, prima, i Carabinieri per verificare i danni, poi, i Vigili del Fuoco che, dopo aver notato i danni hanno circoscritto, per sicurezza, con le stesse panche della chiesa, il luogo dove si notavano le maggiori lesioni e dove poteva esserci pericolo; ma anche due travi, in parte già malconce, che sostenevano parte della copertura del presbiterio, attualmente si trovano in particolari difficoltà statiche. I tecnici, dopo ulteriori verifiche hanno dichiarato la chiesa inagibile, sbarrando il portico e il portale della chiesa con le solite strisce di plastica bianco-rosse. Fortunatamente in via Giovanni da Serravalle avevamo un ampio salone che, con grande fatica e un po’ di genialità, abbiamo adibito a chiesa. E lo stesso giorno del sisma, in quel salone, si è celebrata la prima messa da profughi, privati della cosa più preziosa che avevamo: la nostra splendida chiesa ornata dalle pale del Perugino e di Giovanni Santi.

Il mattino del 2 e 3 novembre è sopraggiunta ancora una commissione di tecnici per riesaminare i danni con la presenza del dott. Magini, delegato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche. Al termine ci sono state richieste le planimetrie della chiesa. Il 13 novembre apprendiamo da «FANOINFORMA» che il Comune di Fano ha stanziato 460 mila euro per gli interventi post sisma per il restauro del campanile della chiesa di Santa Maria del Ponte Metauro, di S. Maria Nuova e di altri edifici lesionati. Il 29 novembre ha inizio la novena dell’Immacolata. Le celebrazioni avvennero nel salone adibito a chiesa. Il Vescovo non è potuto venire, perché impegnato per la Visita pastorale in Diocesi. Per la solenne celebrazione dell’Immacolata dell’8 dicembre ci è stato consigliato di celebrare la liturgia dell’Immacolata nel duomo di Fano. Dopo l’omelia del Vescovo, il sottoscritto ha preso la parola sottolineando la precarietà della situazione a Santa Maria Nuova affermando: «Pur amandograndemente il Duomo, la chiesa per eccellenza della Diocesi, ci sentiamo oggi pellegrini e forestieri».Finalmente al mattino del 30 gennaio 2017 sono iniziati i lavori per riparare i danni del terremoto. La ditta, scelta è la «GM costruzioni» di Fano. Hanno iniziato, ed è già la terza settimana di lavoro per mettere in salvo chiesa e dipinti con impalcature,… impalcature…, impalcature…, un’infinità di impalcature di ferro per salvare il salvabile. In effetti la chiesa è piena di ferraglia. La domanda che è stata fatta all’imprenditore: «Quando i lavori termineranno? Quando si potrà riaprire la chiesa? La risposta: «Non lo sappiamo. Forse per Pasqua?! Per il mese di maggio?». Anche questa è una forma di precaria stabilità e di povertà tipicamente francescana.

 

P. fr. Giancarlo Mandolini o.f.m 

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