La città felice

Pesaro in fondo è una città felice; se leggiamo le cronache locali il più grosso problema è l’estetica della panchine posate in piazzale della Libertà. Ora non crediate che a me piacciano, però ci sono e secondo il sindaco Ricci va bene così. Parafrasando una frase attribuita a Bertold Brecht possiamo dire: “Beato quel popolo che può discettare sull’estetica dell’arredo urbano”. Ora vi svelo un segreto: Ricci non mi è assolutamente simpatico e non l’ho nemmeno votato, ma le continue critiche me lo fanno diventare gradevole. Possibile che se qualcuno fa qualcosa si deve sempre trovare un difetto, una colpa, una difficoltà? D’accordo quelle panchine sono brutte ma hanno un pregio: Il turista che fa una passeggiata in viale Trieste se le rammenterà finché vive: “Ti ricordi di Pesaro? Quella città con le panchine a forma di uovo sodo”.

Pensiamo per un attimo al Villino Ruggeri, che noi giustamente veneriamo; siamo sicuri che, al tempo in cui è stato edificato, piacesse davvero a tutti o qualcuno trovasse a ridire su quella strana torta al pistacchio decorata con conchiglie e canocchie? E visto che siamo in tema, il Palazzo ducale di Urbino: siamo certi che i buoni villici montefeltreschi apprezzassero quelle due matite appuntite poste a guardia della valle del Metauro? Sicuramente però nessuno ha mosso critiche. Il Duca Federico non scherzava. Come vedete se si parla di estetica il discorso non è mai terminato. Dunque Pesaro è una città felice: c’è lavoro per tutti, le strade sono lisce come un biliardo, i marciapiedi sono perfetti, e non ci rimane che discutere sull’estetica delle panchine. In ogni caso Ricci è meno pericoloso del Duca Federico.

Alvaro Coli

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