Caleffi il medico di Lucia Annibali a Pesaro su “Curare il corpo per guarire l’anima”

FOTO PICCOLAIL PROF. CALEFFI MEDICO DI LUCIA ANNIBALI SARA’ OSPITE DEL CIRCOLO DELLA STAMPA

Chirurgia plastica: curare il corpo per guarire l’anima

 

 

A distanza di un anno esatto torna a Pesaro il prof. Edoardo Caleffi, direttore della struttura complessa di Chirurgia Plastica e Centro Ustioni dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma. Nel 2014 era intervenuto in occasione della consegna del Premio del Circolo della Stampa di Pesaro alla sua paziente Lucia Annibali, l’avvocatessa di Urbino che due anni fa fu sfregiata in volto con l’acido da due sicari assoldati dall’ex fidanzato Luca Varani. Il prossimo venerdì 8 maggio il prof. Caleffi interverrà alle ore 18 presso l’auditorium di Palazzo Antaldi, ospite del Circolo della Stampa di Pesaro, per una conferenza-dibattito dal titolo: “Chirurgia plastica: curare il corpo per guarire l’anima”.

Prof. Caleffi partiamo proprio da questo titolo così particolare.

Un titolo suggerito da una mia paziente che me l’ha proposto perché lei se lo è sentito addosso. E cioè la chirurgia plastica, che in lei aveva avuto un certo ruolo dopo un grave trauma, le aveva dato anche un beneficio spirituale oltre che fisico. La chirurgia – mi ha detto – restituisce all’anima il corpo del paziente ed è valido anche il viceversa. Cioè cura sì il corpo però guarisce anche l’intero paziente.

E il sottotitolo invece: “Da Chirurgia eretica, attraverso la scienza chirurgica, ad arte chirurgica”?

All’inizio del Cinquecento il padre della chirurgia plastica italiana, Gaspare Tagliacozzi, un cerusico dell’Università di Bologna, ricostruiva i nasi delle persone che avevano subito una mutilazione di guerra oppure una condanna. La Chiesa però allora non considerava che la chirurgia dovesse curare una cicatrice o una malformazione ma riteneva che si dovesse intervenire solo in caso di malattia progressiva che avrebbe potuto causare la morte e che il resto dipendesse da un volere superiore. La mia conferenza di venerdì 8 maggio inizierà proprio da qui per poi raccontare l’evoluzione e la lungimiranza della Chiesa che all’inizio aveva considerato eretico Tagliacozzi.

Per lei cos’è l’anima?

I miei pazienti mi dicono che la chirurgia plastica è la chirurgia dei sentimenti. Altri mi dicono che è l’unica branca della medicina che non amputa ma che ricostruisce. L’anima è un trovare se stessi e una propria completezza che non è data solo dall’involucro ma da ciò che sentiamo dentro.

Qualche mese fa il cardinale Ravasi era finito nell’occhio del ciclone per aver definito un certo abuso della chirurgia estetica come un “burqua di carne”. Parole evidentemente strumentalizzate.

Concordo con la strumentalizzazione delle parole del cardinale che poi ha chiarito perfettamente la sua esternazione. Con l’espressione “burqua di carne” il cardinale si riferiva al rischio delle esagerazioni nella pratica della chirurgia estetica. Ed è vero che siamo bombardati dai media che ci impongono un certo aspetto dovuto all’influenza del consumismo e dalla globalizzazione. Si tratta di forzature non giuste. Credo che riuscirò a spiegare questo concetto nelle molte diapositive che farò vedere venerdì.

In un’epoca in cui va di moda regalare un seno nuovo per il compleanno della figlia come si deve regolare un chirurgo plastico?

La società italiana di plastica e chirurgia ricostruttiva ed estetica ha posto un parametro dottrinale che sono i 18 anni di età in modo che il paziente stesso possa dare il placet all’intervento. In ogni caso si procede ad un’operazione solo dopo una valutazione collegiale che coinvolge anche una consulenza  psicologica. Va poi distinto l’intervento della chirurgia ricostruttiva (traumi, tumori, malformazioni ..) che è dovuto, dalla chirurgia estetica dove invece l’intervento non cura e quindi è voluto.

Le è mai capitato di aver rifiutato un intervento?

Sicuro e più di una volta. Venerdì farò vedere delle immagini di pazienti ai quali ho detto no. Uno su tutti il caso di una persona che voleva rifarsi il naso dopo un intervento peraltro riuscito. Mi disse: “Vedo che quando le macchine mi si affiancano ai semafori, notano che il mio profilo non si confà con il profilo del cofano della mia auto”. E nel dirmi questo metteva il manico dello spazzolino da denti (che si portava nel taschino) nella narice per tirare su la punta. E mi diceva: “Lei me lo deve fare così!”

E cosa gli ha risposto?

Che non ne ero capace …

Si dice che l’autentico scienziato non è colui che sa dare le risposte ma chi sa porre le giuste domande. Lei pone molti interrogativi ai suoi pazienti?

Sì, per capire se c’è un nesso oggettivo fra le loro richieste, quello che si può garantire come risultato e quello che è giusto dal punto di vista del medico. Ci sono delle pazienti che voglio dei seni enormi solo per manifestare uno status symbol. Il dovere di un chirurgo è anche quello di avvertire circa le possibile complicanze. Per fare questo lavoro occorre molto amore e qualche capacità tecnica.

Per lei Pesaro è un ritorno. Con quale auspicio?

È un infinito piacere riprendere a parlare dal punto dove avevo concluso. Spero di ritrovare gli amici dell’altro anno a cominciare dall’Arcivescovo Piero Coccia. Vorrei che si capisse che la chirurgia plastica non è solo immagine ma una specializzazione molto delicata e utile che però va valutata caso per caso. Mi auguro che il pubblico faccia più domande possibili per stimolare il dibattito.

All’inizio dell’intervista ci ha svelato che  il titolo di questa conferenza le è stato “suggerito” da una sua paziente. L’anno scorso Lucia Annibali ha raccontato al Nuovo Amico per la prima volta la sua rinascita spirituale e di fede. Non è che quella paziente era per caso proprio Lucia Annibali?

Direi proprio di sì. Quando l’ho informata che ero stato invitato da Elio Giuliani del Circolo della Stampa di Pesaro lei subito mi ha risposto: “Per me questo sarebbe il titolo più adatto”. Io l’ho preso pari pari e l’ho proposto così.

A cura di Roberto Mazzoli

 

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