8 MARZO – A Fano la Diocesi sul ruolo della Donna

foto grandeDOMENICA 8 MARZO L’ASSEMBLEA DIOCESANA A FANO PER OPERATORI PASTORALI

Ascoltare le donne per arricchirci con il loro genio e il loro cuore

Di don Marco Presciutti*

 

Quest’anno il tradizionale appuntamento diocesano di metà quaresima si veste di rosa.

Lo esige innanzitutto la data, perché l’8 di marzo è non solo la terza domenica nel nostro itinerario quaresimale verso la Pasqua, ma è anche, per una preziosa coincidenza, la festa della donna, una straordinaria occasione favorevole nel processo di conversione personale e di riforma della chiesa.

Tutto questo ci motiva a ritrovarci, se è possibile ancora più numerosi, semplicemente e innanzitutto per ascoltare le donne, per arricchirci con il loro genio e il loro cuore, per guardare alle realtà della fede, alle cose della famiglia, alla missione della chiesa con i loro stessi occhi, le loro aspettative e sensibilità, in una complementarietà non più semplicemente auspicata ma sempre più costruita e realizzata. E’ di fatto imprescindibile se non vogliamo tradire il mandato di Gesù che ci ha chiesto di stare dentro il mondo per la sua umanizzazione, per essere germe della Signoria di Dio che fonda e riscatta l’uguale dignità di ogni essere umano.

 

AL TEMPO DI GESù

Lasciamoci provocare ancora dalle parole dell’evangelista Giovanni che raccontando l’incontro di Gesù con la donna di Samaria dice: “…e si meravigliarono che stesse discorrendo con una donna…” (Gv4,27).

Di fatto la donna era discriminata, considerata “ inferiore”, dal punto di vista culturale e religioso, tanto che la donna non aveva nessuna autonomia, sempre dipendente da un maschio, non era obbligata a pregare lo Shemà, non poteva studiare la Scrittura e, nella lingua ebraica, nemmeno esisteva il termine discepolo al femminile. Ma Gesù si pone in posizione diametralmente opposta alla mentalità corrente e permette ad uno sparuto gruppo di donne vere, reali, per niente angelicate, di seguirlo, di servirlo, di completarlo umanamente, dentro una sintonia, una fedeltà e generosità assolutamente indiscutibili. Proprio così, attraverso quella piccola comunità di fratelli e sorelle sovversiva, Gesù darà inizio ad un processo di liberazione e di emancipazione della donna che ancora oggi, nonostante siano passati più di duemila anni, a causa del peccato, delle nostre paure e tradimenti, non si è assolutamente concluso. Forse è stato più volte tradito, disatteso, stravolto. Basta guardarsi attorno, dentro e oltre la comunità ecclesiale, con onestà e coraggio.

 

IL RUOLO DELLA FAMIGLIA

Non interrompiamo affatto il cammino che la nostra chiesa locale ha deciso di seguire per valorizzare la famiglia come soggetto di pastorale, paradigma di una parrocchia che proprio attraverso le famiglie impara ad essere e si esprime come comunità accogliente e missionaria. Ma semplicemente ci lasciamo aiutare da alcune delle nostre donne in questa tappa che ci avvicina all’assemblea di maggio e ci chiede di sintonizzarci anche con la chiesa nazionale in vista del Convegno Ecclesiale di Firenze sul nuovo umanesimo.

Di fatto la famiglia che vive il vangelo aiuta la comunità cristiana, parrocchie, gruppi e associazioni, a stare dentro questo nostro mondo, abitato sempre dalla Grazia, dal Dio per noi e con noi, senza cedere alla tentazione di arroccarsi in sterili isolamenti, senza svilire la singolarità cristiana inquinandola col lievito della mondanità, ma offrendo un prezioso, imprescindibile contributo per la costruzione di un umanesimo vero. La traccia offertaci dalla Conferenza Episcopale lo caratterizza come umanesimo in ascolto, concreto, plurale e integrale, d’interiorità e trascendenza.

 

VERSO IL CONVEGNO DI FIRENZE

Lo spazio limitato di un articolo mi obbliga a concludere anche se sarebbero tantissimi i filoni di approfondimento che potremmo seguire. Mi piace però concludere dando enfasi a cinque verbi (Vedi box in pagina) intorno ai quali è stata costruita la sintesi operativa, sempre proposta dalla traccia per il convegno di Firenze. Li riprenderemo con calma nei lavori zonali di preparazione e nell’assemblea di fine maggio. Sono un bellissimo contributo, una spinta chiara e forte, a rimettere al centro di ogni agire ecclesiale la persona. Solo così, la chiesa si lascerà concretamente “riformare e performare” dalla missione di Dio nella quale è possibile sperimentare sempre e di nuovo la presenza fedele ed efficace del Crocifisso Risorto.

*Vicario per la Pastorale

 

I cinque verbi

Uscire: aprirsi per liberare le comunità dall’inerzia strutturale e dalla paura del nuovo, dal “comodo criterio del si è fatto sempre così”di cui parla il Papa Francesco nella EG. In concreto si tratta di ascoltare davvero lo smarrimento della gente dentro questa crisi globale; si tratta di raccogliere, curare con tenerezza e dare luce ai tanti gesti di buona umanità disseminati nelle pieghe del quotidiano;

Annunciare: c’è un vangelo di misericordia che va riannunciato con la parola e con la testimonianza della propria vita. In concreto si tratta di pensare nuovi percorsi di iniziazione e di educazione alla fede cristiana da parte di comunità, che con umiltà, ma anche con fermezza, contagiano con la propria fede e stanno nello spazio pubblico senza arroganza, ma anche senza paure e falsi pudori;

Abitare: assumere il territorio come cifra della missione, abitare la città in vista di una presenza solidale, gomito a gomito con tutte le persone specie con quelle più fragili; divenire sempre più “chiesa di popolo” nelle trasformazioni demografiche, sociali e culturali che il paese sta attraversando. In concreto si tratta di edificare una chiesa povera e per i poveri perché spinta dal suo Signore ad amarli e a valorizzarli evitando ogni strumentalizzazione personale e politica;

Educare: aggiornare l’azione pastorale assumendo come criterio quello educativo. In concreto spetta a chi svolge funzioni educative contrastare l’assimilazione passiva di modelli ampiamente divulgati e di superarne l’inconsistenza, promuovendo la capacità di pensare attraverso l’esercizio critico della ragione.

Trasfigurare: fare memoria e accogliere la grazia liturgica e sacramentale da cui deriva ogni nostra azione. In concreto si tratta di capire e di far capire che senza la preghiera, l’ascolto della Parola e i sacramenti, senza l’agire di Dio in Cristo, il nostro agire si perde, la carità si svuota riducendosi a filantropia incapace di conferire significato alla comunione fraterna.

 

 

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