Disabili sensoriali della provincia di Pesaro e Urbino dimenticati dalle Istituzioni

braille01-copy2

Sordi e ciechi. Ma non ci riferiamo alla disabilità quanto piuttosto alla sensibilità di una parte delle nostre istituzioni locali. E così accade che nella provincia di Pesaro e Urbino a 78 bambini con disabilità sensoriale (ciechi e sordomuti), sono stati eliminati dal 1° gennaio i fondi che la legge garantiva per l’assistenza scolastica. Azzerati dalla sera alla mattina poiché la Provincia, alla quale competeva tale funzione, ha chiuso i battenti anticipatamente al 31 dicembre 2014 per via del commissariamento. Si tratta di 375.000 euro annui che, in base alla Legge 67/93, l’amministrazione pesarese utilizzava per erogare i servizi assistenziali ai bambini disabili, attraverso alcune cooperative del territorio. Non stiamo parlando di attività di babysitteraggio ma di servizi indispensabili come la didattica domiciliare, la trascrizione dei testi, le rette per istituti particolari… Costi altissimi per le tasche delle famiglie che la legge ha il compito di sostenere in piena sintonia con la Costituzione.

Della questione nei giorni scorsi se ne è occupata anche la stampa nazionale.

Ma chi deve provvedere a ripristinare il servizio ora che la Provincia di Pesaro non dispone più di tali funzioni? In questi giorni abbiamo assistito al solito sistema dello scaricabarile. Va da sé che la soluzione deve essere istituzionale e che la legge Delrio sul riordino delle province chiama in causa direttamente la Regione Marche. Ecco perché lo scorso 20 gennaio Maria Mencarini, presidente della sezione provinciale dell’Unione italiana ciechi e Silvano Fanelli dell’Ente nazionale sordi Onlus Marche, hanno incontrato il presidente del consiglio regionale Vittoriano Solazzi. Con loro una delegazione di circa 50 famiglie di tutta la regione. Già, perché se per ora il problema è ricaduto sulla sola provincia di Pesaro in quanto commissariata, stessa sorte potrebbe profilarsi per altri 200 bambini delle provincie marchigiane che termineranno le loro funzioni il 28 febbraio prossimo. Il rischio è che la Legge 67/93 finisca in un pericoloso buco nero normativo, capace di polverizzare il necessario contributo a danno di circa 300 famiglie marchigiane.

«La cosa che più fa arrabbiare – dice Maria Mencarini – è che sono due anni che stiamo parlando di queste cose con la Regione. Era stato addirittura istituito un tavolo tecnico ma, mentre quasi tutte le altre regioni italiane hanno nel frattempo legiferato in materia, noi siamo rimasti al palo».

Nelle scorse settimane a tamponare una situazione insostenibile si sono mossi i sei Ambiti territoriali sociali della provincia di Pesaro e Urbino. «Dobbiamo dare atto ai sindaci, assessori, dirigenti in particolare dell’ambito n. 1 di Pesaro, di esserci stati vicino e di aver compreso la gravità della situazione. Ora però – prosegue la Mencarini – occorre istituzionalizzare la cosa».

E le promesse sono arrivate da Solazzi che, entro il 31 gennaio, si è impegnato per reperire i soldi e avviare l’iter legislativo necessario. In caso contrario – dice sempre la Mencarini «siamo pronti a mobilitare i 300 bambini delle Marche per far valere un diritto che non può essere lasciato solo alle buone intenzioni».

Roberto Mazzoli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *