L’Arcidiocesi ricorda il Vescovo Michetti

mikchetti

IL 14 DICEMBRE ALLE ORE 18.30 IN CATTEDRALE IL SETTIMO ANNIVERSARIO

Il dono del sacerdozio per il Vescovo Michetti

Ogni anno, in occasione dell’anniversario della sua morte (12 dicembre 2007), facciamo memoria si S.E. mons. Gaetano Michetti, cercando di mettere in luce qualche aspetto della sua ricca personalità di pastore, aperto ai “segni dei tempi” e capace di offrire risposte adeguate all’evolversi delle situazioni in un periodo così problematico e promettente come quello del post-Concilio.

Quest’anno, pensando anche all’importante tematica che la Cei ha in agenda: “La formazione e la vita del clero”, vorrei qui ricordare il rapporto di mons. Michetti con i suoi preti e l’impegno profuso per curare la loro formazione umana, teologica e spirituale, nonché favorire tutte le forme possibili di collaborazione fraterna e i tentativi di vita comune. Mons. Michetti venendo a Pesaro nel 1972, all’età di 50 ani, ha da subito valorizzato l’organismo più idoneo per avere il polso della vita del presbiterio: ilConsiglio presbiterale, convocato con regolarità e con un ordine del giorno che metteva a tema aspetti significativi della vita del clero. Da questi incontri sono scaturite quelle iniziative che hanno dato vita nella nostra diocesi, già a metà degli anni Settanta, a un serio e organico aggiornamento (oggi formazione permanente) del clero, favorito da figure di primo piano a livello nazionale, nella varie discipline teologiche. Un altro organismo che mons. Michetti, con felice intuizione, ha costituito è l’“ Ufficio pastorale diocesano”, allo scopo di a coordinare i vari settori della pastorale: catechesi, caritas, liturgia, promozione del diaconato, ministeri, ecumenismo… affinché non solo non si sovrapponessero iniziative ma, dal comune confronto e collaborazione, potesse scaturire un’azione pastorale sempre più agile, organica ed efficace. Un particolare impegno mons. Michetti ha profuso per la cura spirituale della vita dei sacerdoti. A questo proposito, oltre alle giornate di ritiro, mi piace ricordare l’esperienza indimenticabile degli esercizi spirituali, tenuti per diversi anni a Montegiove, ai quali partecipava gran parte del presbiterio e i seminaristi di teologia. Esperienza di vera comunione fraterna e intensa spiritualità.

Tra i predicatori ricordiamo mons. B. Forte, R. Fabris, R. Cavedo, mons. G. Agostino, L. Sartori. Erano anche i giorni nei quali il Vescovo, nei momenti di pausa, aveva la possibilità di incontrare personalmente i sacerdoti che lo desideravano per un colloquio disteso, passeggiando per i vialetti dell’eremo. In verità la cura del rapporto personale con i preti era una delle sue priorità: avevano una precedenza assoluta per cui ogni giorno, anche senza appuntamento, in ufficio al mattino o a casa nel pomeriggio, riceveva i sacerdoti; io stesso sono testimone di questa familiarità con il Vescovo, resa possibile anche dalle dimensioni della nostra diocesi. Nonostante questa accogliente disponibilità all’ascolto non sono mancati problemi, incomprensioni, situazioni che però mai hanno chiuso un rapporto, che il Vescovo, talora con gesti di autentica umiltà ha cercato di conservare aperto, sperando sempre, anche di fronte a qualche durezza immeritata. Un altro aspetto che desidero ricordare è la vicinanza ai sacerdoti anziani ed ammalati verso i quali mons. Michetti che, per formazione era poco espansivo, manifestava una premura estremamente affettuosa e costante, visitandoli a casa o all’ospedale. E proprio per favorire l’assistenza al clero anziano o malato, ha voluto che si riservasse un’ala del seminario con piccoli appartamenti e, nello stesso tempo, si potenziasse la casa del clero: una bella struttura, nei presso del Duomo che, oltre a fornire un punto di incontro per la mensa comune dei sacerdoti offre anche oggi la possibilità di vivere una forma di vita comune di sostegno sia a coloro che hanno lasciato il ministero parrocchiale sia per i disabili i quali hanno necessità di essere più accuditi.

Alla sensibilità del Vescovo Michetti si deve anche l’esperienza di vita comune dei preti presso il seminario nuovo oggi “Villa Borromeo”. Alcuni sacerdoti più giovani, ma non solo, hanno fatto questa richiesta e così si è formata nel 1993 una piccola comunità presbiterale che ha cercato di favorire momenti di preghiera comune, fraternità, confronto, convivialità aperta anche ad ospiti occasionale compresi giovani in ricerca vocazionale.

Non sono mancati, negli anni del suo episcopato pesarese (19721998) anche moneti di riflessione attenta e verifica, presa di coscienza dei disagi e delle problematiche nuove della vita del prete diocesano. Sono seguiti tentativi di risposta, magari non sempre riusciti, ma credo che nessuno possa in coscienza dire che nel Vescovo non abbia trovato un padre, un amico, un confidente al quale aprire il cuore, o rivolgersi per un consiglio o un aiuto.

Mons. Michetti, lo abbiamo ricordato altre volte, era un uomo umile, amava non apparire, ma sotto il ‘manto’ dell’umiltà e della semplicità evangelica portava una grande ricchezza, frutto di una notevole preparazione culturale, teologica e una solida formazione spirituale. Sono questi alcuni aspetti della vita del prete che i nostri Vescovi ci invitano a riscoprire e a tenere insieme avendo soprattutto a cuore il valore della fraternità così come ci ricorda il Catechismo degli adulti (n. 724): “Il primo dono che i presbiteri devono fare alla Chiesa e al mondo non è l’attivismo, ma la testimonianza di una fraternità concretamente vissuta”. Mons. Michetti ci accompagna in questo cammino con il suo esempio e la sua intercessione.

Sac Gino Rossini

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