Rinnovamento nello Spirito”: la gioia di servire

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E’ stato un incontro relativamente breve, ma intenso e di grande cordialità, quello di sabato 11 ottobre tra S.E. Mons. Piero Coccia e i partecipanti (un centinaio circa) alla “Scuola Interregionale Animatori” organizzata in quattro giorni (dal 9 al 12 ottobre), presso Villa Borromeo, dal Comitato Nazionale di Servizio del Rinnovamento nello Spirito Santo. Ad accogliere l’Arcivescovo con un caloroso “benvenuto” c’erano anche Federico Luzietti, Coordinatore Regionale del Movimento, don Andrea Leonisi, Consigliere Spirituale Regionale e Luca Colli, Coordinatore diocesano.

Oggetto di riflessione durante la “Scuola” (il cui tema generale era “Evangelizzare con Spirito Santo nel RnS”) è stato il documento pastorale “La gioia di Servire”, esaminato con l’obiettivo prioritario di  individuare il profilo essenziale dei nuovi responsabili del RnS , in vista delle elezioni che si terranno tra pochi mesi  per il rinnovo degli organi pastorali nell’anno 2015.

Proprio sul profilo del laico impegnato nella Chiesa è stato invitato a dare il suo contributo l’Arcivescovo Coccia, il quale ne ha voluto sottolineare due elementi costitutivi: il laico è persona di “incontro” – attento cioè a riconoscere la presenza del Signore dentro la realtà storica e il contesto territoriale in cui è chiamato a vivere – e persona “di comunicazione”.

Una comunicazione, ha precisato, che, quando è originata da un incontro vero e profondo, si propaga quasi naturalmente, per osmosi, attraverso quello che la persona è nelle relazioni quotidiane, senza che lo decida anticipatamente e programmaticamente. La comunicazione infatti, prima che “catechetica”– strutturata in percorsi sistematici pure necessari – è “cherigmatica”, è annuncio e testimonianza personale di quanto il Signore opera in ciascuno, facendo scoprire la gioia, il calore, il gusto del vivere.

Riallacciandosi poi al tema del recente Convegno diocesano, l’Arcivescovo ha raccomandato di comunicare la propria esperienza di fede soprattutto ai giovani, di accoglierli e di ascoltarli così come sono senza alcuna preclusione di sorta, ma nello stesso tempo di accompagnarli in un cammino che li conduca all’incontro con il Signore e li liberi dalla “dittatura culturale” (come l’ha definita il Cardinale Bagnasco) di oggi, rispetto alla quale essi sono indifesi.

L’incontro, nella seconda parte, ha assunto un andamento assembleare, che ha lasciato spazio ad alcune domande poste all’Arcivescovo. Alcune più “personali”. Gli è stato chiesto, ad esempio, che cosa ne pensasse di quella gestualità così “colorita” che accompagna i momenti di preghiera del Rinnovamento e che, osservata dall’esterno, può sconcertare. Mons, Coccia, riconoscendo, da un lato, che la gioia interiore della fede può giustamente coinvolgere anche la corporeità ed esprimersi quindi in gesti esteriori, ha consigliato, dall’altro, di prevenire eventuali reazioni negative spiegando le ragioni di quella tipologia di preghiera del tutto particolare.

Altre domande, invece, hanno sollevato una questione annosa, che continua a creare un po’ di disagio e sofferenza: il rapporto tra i movimenti e le parrocchie. “A noi, ha detto uno dei partecipanti, sembra di aver ricevuto un tesoro fatto di percorsi di fede che sono già una risposta anche per i giovani. Vorremmo proporli alle parrocchie, soprattutto per aiutare i catechisti a far riscoprire i sacramenti dell’iniziazione cristiana, ma spesso troviamo degli ostacoli”.

L’Arcivescovo ha invitato a tener presente che la realtà di una parrocchia è complessa, fatta di esperienze di fede molto diversificate che esigono tutte rispetto e accoglienza. Nessuna può essere preclusa, ma nessuna può pretendere di essere totalizzante. E’ in questo spesso l’origine delle difficoltà interposte dai parroci.

Ciò che più conta, comunque, è la testimonianza personale, la disponibilità, anche un po’ sofferta, a stare in campo, con la consapevolezza  che a volte, in un cammino di fede, fare un passo indietro significa progredire e porsi in un rapporto di attesa costruisce più che entrare in conflitto.

La vita della Chiesa, ha concluso mons. Coccia, pur con percorsi e ritmi diversi, è tutta in continuo rinnovamento, perché Cristo la precede ed eccede sempre. In questo consiste la sua perenne vitalità ed anche il suo incorruttibile fascino.

       Paola Campanini

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