L’Arcidiocesi avvia il nuovo anno pastorale

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GRANDE PARTECIPAZIONE AL TRADIZIONALE CONVEGNO DELLA CHIESA PESARESE

L’Arcidiocesi avvia il nuovo anno pastorale

Si è svolto il 19-20 settembre scorsi, nella Sala Congressi dell’Hotel Flaminio, il tradizionale Convegno di apertura dell’anno pastorale nell’Arcidiocesi di Pesaro. “Annunciare il Vangelo ai giovani” è stato il tema su cui si è riflettuto e sul quale tutta la comunità diocesana è stata chiamata a interrogarsi per l’anno 2014-2015.
Al Convegno sono intervenuti – insieme all’Arcivescovo Piero Coccia che venerdì 19 settembre ha aperto i lavori e sabato mattina li ha conclusi – il prof. Franco Garelli, docente di Sociologia dei processi culturali e delle religioni presso l’Università di Torino e don Giordano Goccini, di Reggio Emilia, responsabile diocesano e regionale della Pastorali Giovanile.
Sono seguiti, nella seconda parte della mattinata di sabato, i gruppi di lavoro, guidati da alcuni responsabili giovanili della nostra diocesi (Paola Pagnetti, Loretta Locatelli, Marco Mazzoli, Leonardi Reggiani, Francesco Simonetti, Valter Ciaroni, Virginia Ciaroni) i quali hanno aiutato i convegnisti a riflettere su tre domande poste da don Giordano: Quale esperienza di salvezza trovano i giovani nella nostra comunità? Come può la nostra comunità essere significativa e bella per i giovani? Quale protagonismo per i giovani nella nostra comunità?
In attesa della pubblicazione degli Atti, si anticipano alcuni passaggi dei principali interventi

SINTESI DELLE RIFLESSIONI DELL’ARCIVESCOVO MONS. PIERO COCCIA
Ripartiamo dall’annuncio del Vangelo ai giovani

La nostra chiesa ha scelto, per il nuovo anno pastorale, di fissare l’attenzione e l’impegno nell’annuncio del Vangelo ai giovani. Per quale motivazione?
La prima è quella di una preoccupazione pastorale che deve saper intercettare e farsi carico delle domande del mondo dei giovani e, nell’orizzonte della nuova evangelizzazione, offrire la proposta del Vangelo. Papa Francesco nell’Evangelii gaudium così si esprime: “ I giovani, nelle strutture abituali, spesso non trovano risposte alle loro inquietudini… La proliferazione e la crescita di associazioni e movimenti prevalentemente giovanili si possono interpretare come un’azione dello Spirito che apre strade nuove in sintonia con le loro aspettative. È necessario, tuttavia, rendere più stabile la partecipazione di queste aggregazioni all’interno della pastorale d’insieme della Chiesa”. Ma prosegue il Papa. “Anche se non sempre è facile accostare i giovani, si sono fatti progressi in due ambiti: la consapevolezza che tutta la comunità li evangelizza e li educa, e l’urgenza che essi abbiano un maggiore protagonismo. Quanto dice il Papa ci riguarda e ci sollecita allo stesso tempo.
Ma c’è anche una seconda ragione che ci spinge a rivolgerci ai giovani: la perdita di una visione comune di un umanesimo, colto nella sua oggettività, universalità e totalità.
La cultura di oggi, anche quella dominante nel nostro territorio, ci propone una diversificata e a volte contraddittoria interpretazione dell’umano. Di fronte a questa emergenza storica, che coinvolge soprattutto i giovani, la chiesa ha qualcosa da dire e da proporre: l’umanesimo di Gesù Cristo nel cui Mistero non solo l’uomo trova risposta alle domande esistenziali che lo attanagliano, ma anche la piena e completa realizzazione di sé. Ci torna alla mente il grido di San Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna”

L’esperienza di un autentico umanesimo

Ma come pastore della chiesa che è in Pesaro sento di poter e dover fare alcune considerazioni in merito in particolar modo alla pastorale giovanile.
1) Nella nostra Arcidiocesi ci sono positive e consolidate esperienze di cammini di fede riguardanti i giovani. Faccio riferimento alle parrocchie, agli oratori, ai gruppi, ai movimenti ed alle associazioni impegnati con i giovani. Tuttavia va anche registrato che in alcune comunità parrocchiali la pastorale giovanile fa difficoltà a decollare o è inesistente. Questa constatazione ci deve far riflettere
2) Una attenzione del tutto particolare va rivolta ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni, definiti “giovanissimi” e che sono coloro che hanno completato il cammino di preparazione all’iniziazione cristiana. La comunità, a cominciare dagli educatori, deve superare ogni forma di scetticismo e di pessimismo nei loro riguardi. A questo riguardo i nuovi Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia, ci possono e ci devono essere di aiuto. A tutti gli operatori pastorali ricordo che il nostro annuale Corso diocesano sarà centrato proprio su di essi
3) A livello diocesano la pastorale giovanile non è sostitutiva di quella parrocchiale o di quella legata a gruppi, movimenti ed associazioni, ma è ad essa di supporto e di coordinazione. Il che significa che essa si pone da una parte come servizio, dall’altra come soggetto in grado di coordinare, nell’ottica degli Orientamenti diocesani annuali, la diversità di esperienze e di cammini formativi presenti in diocesi.
4) Fare Pastorale Giovanile implica la presenza nella comunità di testimoni che siano educatori alla fede, di sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose e laici impegnati, che si facciano carico dei giovani per attuare nei loro riguardi una valida pastorale. Ma non basta trovare persone di buona volontà. Occorre formarle. A Pesaro ci sono persone con affidabili cammini di fede, ricche di potenzialità educative ed anche desiderose di impegnarsi nei confronti dei giovani. Vanno individuate, formate e lanciate nella “missione giovani”. Al riguardo decisivo è il supporto della diocesi e delle sue strutture formative a cominciare dall’ISSR “Giovanni Paolo II”.
5) Anche a Pesaro registriamo una preoccupante presenza di confusione interpretativa riguardo alla persona colta nel suo dato naturale ed universale. E’ Anche in alcuni luoghi formativi del nostro territorio, non escluso quello della scuola, dietro stereotipi di natura ideologica, si attuano progetti tesi a scardinare “l’umano” comunemente inteso con varie teorie come quelle del gender, dell’eugenetica, dell’eutanasia, della manipolazione genetica, della fecondazione eterologa e molto altro ancora. La nostra chiesa è chiamata ad essere non solo coscienza critica, denunciando alcune distorsioni ma anche a proporre, attraverso un forte investimento di risorse nel campo educativo, l’esperienza di un autentico umanesimo, individuato nel mistero del Cristo.
Ringrazio tutti coloro che si sono adoperati per organizzare questo Convegno di inizio anno e a tutti auguro un cammino proficuo con i giovani all’insegna delle tre “A”. I giovani hanno bisogno di essere Accolti, Ascoltati ed Accompagnati.
+ Piero Coccia, Arcivescovo di Pesaro

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