“Mi sono sentito come a casa”

Questo è il pensiero che Diego, uno studente, nel momento finale del primo incontro con la redazione di “Penna Libera Tutti”, ha espresso con un sorriso aperto e sincero. Tale frase è molto indicativa dell’atmosfera serena, di accoglienza reciproca, di disponibilità a raccontarsi e ad ascoltarsi che si è creata in una mattinata un po’ speciale, di un “fare scuola” in un modo diverso, a contatto con un mondo sconosciuto, spesso ignorato e disprezzato come quello del carcere. Le alte mura, le inferriate, i cancelli nascondono una realtà che è, prima di tutto, comunità di uomini e di donne, che condividono un percorso individuale, difficile e complesso, in un contesto che toglie e annulla il bene più prezioso che l’uomo ha: la sua libertà.
L’impatto iniziale con la struttura è stato molto forte: paura, soffocamento, disagio, agitazione, angoscia… sono queste le parole che i ragazzi hanno usato maggiormente nelle riflessioni personali (vedi pag. 14), per esprimere i loro stati d’animo prima dell’incontro, nella Casa circondariale di Villa Fastiggi, con la redazione di “Penna Libera Tutti”; ed è stato altrettanto scioccante, toccare con mano, il senso di violazione e limitazione della libertà personale, un valore assoluto per degli adolescenti che si stanno affacciando alla vita.
All’uscita emergono emozioni molto diverse: piacere, ammirazione, scoperta di valori, gioia, tranquillità, ma anche una profonda tristezza, dovuta al dolore che quel luogo di esclusione e separazione produce.
Il colore così diverso delle emozioni, iniziali e finali, è sicuramente l’effetto positivo che la conoscenza e la relazione diretta hanno innescato: il desiderio di riconoscere e superare i pregiudizi, molto presenti e radicati nei confronti di chi vive in un luogo di detenzione, fa emergere la centralità e il valore della persona umana e della sua dignità, al di là di ogni sbaglio o errore che possa aver commesso

Ascoltare dalla voce di Alfonso, Spartaco, Luca, Alessandro, Toni… le testimonianze di come si vive dentro quelle mura, le enormi difficoltà, i problemi quotidiani, ma anche la speranza e le riflessioni su come il cambiamento sarebbe possibile se venisse veramente attuato ciò che è già previsto dalla legge, in particolare dalla Costituzione (trasformare il carcere da luogo di pena a luogo di rieducazione)…, ci ha dato una preziosa opportunità di spalancare gli occhi su un mondo così vicino, ma allo stesso tempo, così lontano.
Tali racconti si sono poi intrecciati con la lettura del libro di Gherardo Colombo “Sulle regole”, che ha arricchito il dibattito ed il confronto, rendendoci consapevoli che “il rispetto dell’altro equivale anche al rispetto di sé, e ogni volta che si degrada o si consente che sia degradata un’altra persona, noi stessi ne siamo degradati, in quanto parte di un medesimo insieme”.
Grazie a tutta la redazione, ed a tutto il personale della Casa circondariale, per averci fatto sentire partecipi di questo insieme.

Loretta Barberi – Docente di diritto – Liceo Economico Sociale “G. Nolfi” di Fano

One Response to “Mi sono sentito come a casa”

  1. visto che sn tato ospite della casa circondariale dv dire che cio che dice alfonso nn e propio cosi il carcere di pesaro a molte potenzialita per fare tante cose ma spesso nn vengono accolte e nn si sa il motivo comunque posso dire rapporto guardie penintenziarie detenuti e davvero ottime io sn michele

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