Convegno nazionale per le caritas diocesane

Gli operatori di Caritas Pwsaro Fano Urbino

Gli operatori di Caritas Pwsaro Fano Urbino

Si è tenuto dal 15 al 18 aprile a Montesilvano (PE) il 36° Convegno nazionale delle Caritas diocesane che ha visto il confronto tra quasi 600 rappresentanti provenienti da tutt’Italia. Un appuntamento importante giunto in un periodo delicato in cui “la Chiesa è chiamata a moltiplicare gli sforzi” ha sottolineato il presidente di Caritas Italiana mons. Giuseppe Merisi, “utile per verificare il modo di intendere il servizio delle Caritas nei diversi territori”.

La prima giornata si è conclusa con la relazione teologico-pastorale di mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto, che ha delineato alcuni spunti  “per educare alla fede, alla scuola dei Magi”, sottolineando in modo particolare due aspetti: l’incontro con Dio non fa evadere dalla storia, dagli impegni della quotidianità e dalle responsabilità a cui si è stati chiamati; l’incontro con il Signore cambia profondamente le persone. I giorni successivi sono stati caratterizzati dai lavori di gruppo sui cinque ambiti di confronto: migranti, famiglie, persone in solitudine, giovani, persone che vivono forme diverse di solitudine, giovani, persone che sperimentano dipendenze.

Nel secondo giorno, il prof. Leonardo Becchetti, docente di economia al Politecnico di Roma, ha offerto spunti di confronto nell’orizzonte socio-economico. “Abbiamo bisogno di operatori competenti e testimoni credibili: oggi soffriamo la distanza tra operatori che dimenticano l’anima quando diventano esperti e testimoni sensibili che non hanno strumenti adatti e sono bollati come anime belle”. Ha rilanciato così l’esigenza di una formazione e di identificare vie di partecipazione economica e politica attraverso i quali tutti i cittadini possono essere protagonisti del cambiamento verso il bene comune. “C’è bisogno – ha concluso – di un ponte tra i due mondi, dobbiamo essere il fiume che scorre tra le due rive sensibilizzando i competenti e dando competenze ai sensibili”. Nella consapevolezza che “carità significa volere il bene dell’altro, mettere il povero in condizioni di essere dono, dare dignità, opportunità di inclusione, diritti ma anche doveri”.

Mercoledì si è svolta una tavola rotonda, coordinata da Paolo Beccegato, responsabile dell’Area Internazionale di Caritas Italiana, che ha visto la partecipazione di Mons. Pierre-André Dumas,  presidente di Caritas Haiti, P. Samir Khalil Samir, islamologo, Carlo Di Cicco, vicedirettore de “L’Osservatore Romano”, Alberto Chiara giornalista di “Famiglia Cristiana”. A partire dall’auspicio di papa Francesco di “Una Chiesa povera e per i poveri” nel mondo, molti sono stati gli argomenti toccati: il ruolo pedagogico e la pastorale di prossimità della Chiesa, chiamata nei complessi scenari di crisi a testimoniare il Vangelo, ma anche il ruolo dei media nel comunicare volti e vicende di questa Chiesa. Si è parlato anche della drammatica emergenza in Siria e del complesso scenario emerso dalla primavera araba. Durante tutti i lavori centrale è stato il confronto con la Parola sotto la guida della prof.ssa Rosanna Virgili, docente di Sacra Scrittura.

L’ultima giornata invece è stato tempo di conclusioni e prospettive, a partire da quanto esaminato nei gruppi di confronto. “Occorre riconoscere e ridirci il valore di quella che a volte definiamo come la rete Caritas in Italia” ha sottolineato il direttore di Caritas Italiana, don Francesco Soddu, richiamando la responsabilità affidata al servizio e all’azione delle Caritas. “Responsabilità certamente nell’accoglienza ai poveri, ma anche educativa, culturale, ecclesiale nel discernere il tempo presente”. “Questo Convegno –ha aggiunto- non finisce oggi: ricomincia domani nel lavoro che ci attende, è un viaggio che continua in una chiesa della carità, in un paese solidale e accogliente”.

Infine ha ricordato che “in un mondo che cambia, con le crisi che si alternano e si susseguono, siamo sempre chiamati ad essere segno e portatori di speranza mediante l’educazione secondo la pedagogia dei fatti”.

Dal Presidente, mons. Giuseppe Merisi, è giunto poi un ringraziamento a tutti i presenti e a quanti si sono impegnati per la buona riuscita del Convegno e ha evidenziato la necessità di investire sempre più sulla formazione e sul potenziamento delle Caritas diocesane sviluppando percorsi educativi per le comunità locali affinché siano capaci di testimoniare nel quotidiano che la carità è l’intima natura della Chiesa ed è esigenza concreta della fede cristiana.

 

 

LE NOSTRE DELEGAZIONI A CONFRONTO

Mons.Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana aveva da tempo annunciato che il filo conduttore del Convegno sarebbe stato il confronto. E così è stato: il valore aggiunto di queste giornate è emerso proprio dai lavori di gruppo, cioè dal condividere l’esperienza vissuta ogni giorno sul campo nel servizio di aiuto e di prossimità ai poveri. L’obiettivo era molto alto: delineare gli scenari e i volti della povertà oggi. A partire da ciò, le nostre delegazioni di Pesaro, Fano e Urbino, si sono confrontate con il resto d’Italia e, pur con sfumature diverse, è emerso un dato fondamentale:  la fotografia dei volti è la stessa, da Trento a Ragusa, passando per le Marche, ovviamente. Cerchiamo adesso di riassumere il risultato di questo scambio, perché si tratta di elementi che interessano e coinvolgono ogni cittadino. I poveri che oggi si rivolgono alla Caritas hanno un volto nuovo, per loro sono cambiate le condizioni, spesso in modo inaspettato e i soggetti più coinvolti sono i giovani, le seconde generazioni di immigrati, le famiglie in rottura, le persone dipendenti dal consumo o che hanno instabilità emotive. Questi nuovi volti esprimono dei bisogni modificati rispetto al passato a causa dell’incertezza del futuro, al disequilibrio e al disorientamento che riflettono ciò che una persona vive interiormente. Si tratta di domande complesse, moltiplicate in quantità e mutate in qualità, che hanno bisogno di risposte articolate e integrate. Così l’isolamento, la solitudine, la mancanza di un supporto affettivo, di punti di riferimento, spesso ha conseguenze gravi come le varie forme di depressione e fragilità, l’insicurezza, la paura e la vergogna nel palesarsi “povero”. Il depotenziamento della struttura familiare, la riduzione delle capacità di risposta da parte delle istituzioni e l’incertezza delle reti consolidate di sostegno fa sì che i poveri subiscano e gli operatori  si sentano impotenti. In conclusione si è arrivati ad affermare che se si vuole dare delle risposte bisogna partire da alcuni punti fermi che sono i volontari, i giovani e il soggetto unitario famiglia con un approccio che non sia più centrato sui servizi, ma sulla persona, nel rispetto della dignità e cogliendo la domanda di approcci trasversali che ci provengono dall’intreccio delle storie e dei volti. Parole difficili, dinamiche complesse, ma è una sfida che la Caritas vuole affrontare.

 

Articoli realizzati da Laura Paolini (Caritas Fano ) e Matteo Donati (Caritas Pesaro)

 

 

 

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