Messaggio di mons. Coccia all’Arcidiocesi di Pesaro

UNA VITA DA RISORTI
Il cristiano sa che l’evento della Pasqua lo impegna non solo nella celebrazione della liturgia ma anche come esperienza da incarnare nella concretezza della vita, attraverso un preciso appello che muove la sua libertà situata nella storia personale e comunitaria.
Pertanto l’augurio che rivolgo all’intera Arcidiocesi in occasione della imminente solennità della Risurrezione del Signore si configura come un forte invito a cogliere alcune provocazioni che ci pervengono dall’evento stesso che celebriamo e che chiede a tutti noi una risposta coerente e responsabile in un fecondo rapporto la fede celebrata, annunciata e vissuta.
Ma quali sono queste provocazioni a cui la celebrazione della Pasqua ci convoca?   Certamente sono tante. Mi pare opportuno evidenziarne alcune con particolare riferimento alla situazione storica che stiamo vivendo anche nel nostro territorio. Innanzitutto la S. Pasqua con la celebrazione della morte e risurrezione di Gesù ha qualcosa (ma più di qualcosa) da dire a chi vive la vita con il metro della mediocrità. L’evento pasquale sconfigge quella diffusa tendenza all’”accomodarsi nella finitudine” per proiettarci verso quella alta e completa aspirazione del cuore umano che, attraverso la risurrezione di Gesù, diventa esperienza possibile. La cultura dominante sembra oggi insinuare che questo desiderio della persona possa realmente attuarsi. Ne consegue che prende sempre più piede in molte persone la convinzione che le scelte più intelligenti, più realistiche, più efficaci siano quelle improntate non al volare alto, ma al gioco del ribasso in tutte le situazioni della vita, attraverso un furbesco e a volte meschino bilanciamento di elementi, per attuare forme di prudenza che altro non sono se non un puro calcolo di opportunismo.

L’esperienza viva del Cristo Risorto invece, spalanca le porte a quella consapevolezza di risurrezione “fattibile” che nasce dal nostro cuore e che quindi si presenta come “con-veniente” con la natura profonda della nostra persona. Da questo dato vitale, di cui la S. Pasqua ci fa fare memoria vivente, nascono una serie di implicanze che ci coinvolgono nel pensare e nell’agire e ci fanno superare ogni forma di pessimistico fatalismo, oggi molto diffuso. Infatti la Pasqua di Gesù ci dice che le pieghe del male e del negativo in cui tante  volte siamo impigliati, si possono allargare e da esse possono rinascere il bene ed il positivo. La Pasqua di Gesù ci dice che la speranza nella vita eterna non è una chimera o una pia illusione, ma una certezza già realizzata nella persona del Cristo di cui a noi è data anticipazione. La Pasqua di Gesù ci dice che l’esistenza di ciascuno di noi non è un vagabondare senza senso ma un cammino mirato e direzionato verso l’avvento glorioso del Signore della Storia. La Pasqua di Gesù ci dice che non possiamo vivere l’avventura umana in maniera passiva subendo le scelte degli altri, ma che al contrario possiamo prenderla in mano da protagonisti orientandola su chiari obiettivi, poiché non ci è lecito “farci trascinare” dalla vita ma anzi è doveroso “abitarla” da risorti in ogni istante.

La Pasqua di Gesù ci dice che è bello e possibile vivere da risorti, nonostante tanti profeti di sventura che vorrebbero farci vedere la vita come peso da cui liberarci, specie quando questa è segnata dalle difficoltà. La Pasqua di Gesù ci dice che la condizione umana è sempre recuperabile nella sua integrità e integralità, anche quando essa è ferita o segnata da crisi, da sconfitte, da delusioni e da amarezze. La Pasqua di Gesù ci dice, come ci ha ricordato Papa Francesco, che la fede nel Cristo Risorto è “camminare” con lui nei sentieri tortuosi della storia; è “confessarlo” come unico Salvatore della nostra umanità; è “costruire” una società di risorti. Auguro a tutta la comunità che è in Pesaro di trovare nella celebrazione della Pasqua del Signore quella
esperienza di linfa vitale che ci fa passare dalla morte alla vita. Linfa di cui oggi, più che mai, abbiamo forte bisogno.
+ Piero Coccia
Arcivescovo Metropolita di Pesaro
Solennità di Pasqua, 31 marzo 2013

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