Città divisa sull’avvio della ZTL videosorvegliata

URBINO – Doveva essere una partenza scontata. In fondo, le telecamere sono già installate da mesi ai quattro varchi della città: Santa Lucia, il Monte, via Matteotti e via delle Mura. E da tempo controllano il movimento degli autoveicoli in entrata ed uscita per verificare il numero delle macchine, la frequenza dei passaggi, i momenti di maggior traffico e le trasgressioni da parte dei non autorizzati, anche se fino a domenica 10 marzo non ci sono state contravvenzioni.

L’entrata in funzione delle telecamere ai fini del rispetto della zona a traffico limitato, la registrazione delle targhe delle auto in entrata ed il rispetto dell’itinerario indicato sui permessi da seguire all’interno del centro storico, e la conseguente penalizzazione delle infrazioni ha determinato però delle reazioni contrastanti. Da una parte ci sono coloro che avrebbero preferito una chiusura totale al traffico del centro storico: «Tanto è questione di poche centinaia di metri», dicono alcuni non tenendo conto, forse, che in città ci sono dei residenti, molti dei quali anziani; che ci sono dei servizi e degli uffici pubblici cui molti cittadini hanno bisogno di accedere con tempestività e urgenza; che c’è un’attività commerciale che richiede tutta una serie di forniture di merci.     

Dall’altra ci sono quelli che lamentano le difficoltà ed i disagi che la limitazione del traffico comporta. A parte il discorso dei residenti, degli uffici e del commercio cui si è fatto cenno sopra, c’è chi fa osservare che una città per vivere e sopravvivere come tale non può essere resa inaccessibile. È vero che sono state rilasciate delle autorizzazioni, ma Urbino – come città – ha bisogno che entrino coloro che  possono dare un contributo alla sua economia: clienti ai negozi, utenti agli studi professionali e ai servizi che, come i fatti dimostrano, stanno lasciando il centro storico per le aree periferiche. Col tempo si rischia la museificazione e questo è proprio quello che bisogna temere di più, perché Urbino non sarebbe più una città ma un grande museo.

Anche l’eventuale apertura dei varchi per particolari eventi non appare risolutiva, in quanto pur sempre affidata ad una particolare circostanza e non sempre prevedibile da parte degli interessati. La Confcommercio ha proposto delle fasce orarie per consentire l’accesso in tempi determinati sia al mattino, sia al pomeriggio. Ciò faciliterebbe sia il lavoro degli operatori commerciali, sia dei cittadini che hanno necessità di accedere al centro.

Naturalmente non c’è nulla di immodificabile: il dibattito, la verifica dei risultati di questo esperimento, i punti di vista degli urbinati offriranno nel prossimo futuro elementi per decidere eventuali modifiche.

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