VOTO – Oscurata l’antropologia cristiana

Il servizio pubblico oggi ci ha offerto una certezza e un’omissione. Comunque vadano le prossime elezioni e di qualunque colore sarà il prossimo governo, una cosa pare assodata: il riconoscimento dei diritti per le coppie di fatto, comprese quelle omosessuali, si farà. Almeno a sentire le precise dichiarazioni d’intenti formulate stamane a “Radio Anch’io” da Barbara Pollastrini (Pd), Emma Bonino (Amnistia Giustizia e Libertà), Beatrice Lorenzin (Pdl), Ilaria Cucchi (Rivoluzione Civile), Lelio Alfonso (Scelta Civica), Roberto Natale (Sel) e Simone Di Stefano (Casa Pound). State cercando nell’elenco un cattolico? Un esponente di quel partito trasversale che si è battuto per difendere vita e famiglia? Cercate pure, non lo troverete. Nella trasmissione odierna, che aveva a tema “Diritti civili e temi etici”, cenerentole di una campagna elettorale tutta giocata sui temi dell’economia, e che, in un certo modo, dava anche risposta a quella lamentata mancanza di temi etici in campagna elettorale, gli interlocutori spiccavano per assenza. Per non fare nomi, per esempio, non vi era traccia di esponenti dell’Udc, o della componente cattolica del Pd, del Pdl e della Lista Monti. Ma tant’è, la puntata presentata sul sito con una sinossi affascinante (“La politica ha un’anima? si è svolta all’insegna del dibattito – a dire il vero angusto – relativo al riconoscimento dei diritti civili per le coppie di fatto, comprese quelle omosessuali e alla necessità di una modifica della Legge 40. In entrambi i casi la convergenza positiva ha toccato punte altissime, riuscendo a far collimare estremi non solo politici. In sintesi, e al di là di alcuni ininfluenti distinguo personali, tutti gli interlocutori hanno dichiarato di rappresentare l’opinione del proprio partito (o coalizione) e, una volta al governo, di voler procedere all’attuazione di un sistema d’identificazione di diritti e doveri per ogni tipo di coppia. Non sarà un matrimonio e non si parli di adozioni, ma per il resto l’opinione comune è che, stante “l’avanzamento della società e dei modelli culturali”, sicuramente si troverà una sintesi grazie ad “alleanze più larghe in Parlamento”. Grande assente, dunque, un riferimento puntuale e doveroso a quella antropologia cristiana che costituisce, invece, il dna del popolo italiano. Quella antropologia che, sposando il principio di precauzione, ha una parola importante da dire sulla scena pubblica. E che, stando alle parole impegnative del cardinale Angelo Bagnasco, ha diritto di cittadinanza nel dibattito pubblico italiano. Sia esso culturale, sociale e politico.
Emanuela Vinai

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