L’Arcivescovo di Pesaro interviene sulle dimissioni di Benedetto XVI

L’ora della riflessione – Dopo il primo sconcerto che ci ha assalito con la notizia improvvisa ed imprevista delle dimissioni di Benedetto XVI, dopo aver assistito in questi giorni ad un clamore mass-mediatico con le interpretazioni più bizzarre e con le opinioni più contrastanti in merito alle motivazioni che hanno spinto il Papa ad una decisione tanto sofferta quanto ferma, si impone per le nostre chiese della Metropolia una rilettura seria e pacata di tale scelta con le parole stesse del Sommo Pontefice.
“Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro”
Appare in queste espressioni la grandezza dell’uomo spirituale, che tutto considera nella verità davanti a Dio e sceglie infine ciò che è più conforme secondo la sua coscienza per il servizio d’amore da rendere a Cristo e ai fratelli. Ogni altra considerazione al riguardo scompare ed ha il sapore della forzatura.
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L’ora della responsabilità – Nelle parole del Papa non solo troviamo le uniche e vere motivazioni della sua scelta, ma anche un esemplare senso di responsabilità e di sconfinato amore alla chiesa da parte di un uomo di fede profonda, di umiltà straordinaria e di libertà interiore inscalfibile.
La decisione di Benedetto XVI dà a tutti noi credenti il vero metro di misura del “Sensus Ecclesiae” che include non solo l’appartenenza alla comunità, ma anche l’anteporre il bene comune al bene privato, comunque questo lo si voglia considerare. Ancora una volta il maestro di teologia si è fatto maestro di vita ecclesiale.
Questo fatto ci interpella nell’amore che abbiamo o dovremmo avere verso la chiesa che ci ha generato alla fede e ce la nutre.
Questo fatto ci determina nel farci alzare lo sguardo verso Cristo, il Pastore dei Pastori di cui il credente si fida e a cui si affida.
Questo fatto ci scuote per farci assumere nel campo della fede, della chiesa e della società le nostre responsabilità personali, evitando di trovare comunque in altri il capro espiatorio per paura di consequenzialità troppo scomode e che potrebbero disturbarci.
Sempre, ma ancor più oggi, le nostre chiese non possono vivere di calcoli opportunistici e nemmeno di estenuanti ed inconcludenti mediazioni che non producono nulla.
Non possiamo mai dimenticare che la chiesa è a servizio del Mistero del Cristo che celebra, annuncia e testimonia e non viceversa.
Il gesto di Benedetto XVI al riguardo, è stato di una eloquenza magisteriale esemplare per tutta la chiesa e quindi anche per le nostre chiese particolari.
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L’ora della preghiera – In queste ore ancora più intensa si fa la preghiera al Signore delle nostre comunità, per ringraziare e per invocare.
Sentiamo di ringraziare il Signore per gli otto anni di Pontificato di Benedetto XVI caratterizzati da chiarezza dottrinale e da fermezza decisionale.
Non dimentichiamo che il Papa ha governato la chiesa in momenti non semplici di cui tutti abbiamo conoscenza e coscienza, non lasciandosi condizionare da niente e da nessuno, se non dall’adempimento della sua missione di Pastore universale secondo il cuore di Dio.
Ma la preghiera delle nostre chiese si fa anche invocazione al Padre perché, attraverso il Cristo e nello Spirito, la chiesa universale abbia un nuovo Pastore che ci confermi nella fede apostolica e ci introduca sempre più al Mistero del Cristo affinchè “la luce del Suo volto risplenda su di noi”.
La Vergine Santissima e i nostri Santi protettori ci sostengano in questa preghiera tanto ardente quanto urgente.
+ Piero Coccia
Arcivescovo Metropolita di Pesaro

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