Identità di genere

 

Sembra che nel 2016, nelle carte di identità il termine ”sesso” sarà sostituito dalla più moderna dizione ”IG” (identità di genere).
Il parlamento europeo ha adottato i ”Principi di Yogyakarta” che intendono applicare le leggi internazionali sui diritti umani in relazione all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
Nessuno ne parla, ma tutto procede sotto traccia fino a quando un giorno arriveranno le nuove carte d’identità in cui le tradizionali figure di maschio e femmina saranno sostituite da 5 generi.
Scatenando la fantasia e superando di colpo millenni di storia e di etologia umana, sono riuscito a pensare al massimo a tre generi, il quarto e il quinto non li ho capiti. Ma forse è un limite personale.
Per carità, bisogna portare il massimo rispetto a tutti (di qualunque genere) ma so per certo che alla mia nascita sono stato contrassegnato da un fiocco azzurro e mia moglie da un fiocco rosa. Adesso, secondo i principi di Yogyakarta, quali altri colori dovremo inventarci? A Rimini, fuori della sala parto, si accende una lucetta rosa o azzurra a seconda del sesso del bebè. Vai a vedere che dobbiamo sostituire la pulsantiera? E le ostetriche in ospedale, dopo un sommario esame, potranno dire ancora Maschio o Femmina o rimandare l’annotazione in attesa della scelta del neonato?
Tutti gli orientamenti sessuali (nei confronti di qualsivoglia soggetto o oggetto) devono avere uguale valenza nel mondo governato dalla modernità, così come deve essere possibile cambiare chirurgicamente la propria identità sessuale senza interferenze e a spese del Sistema Sanitario Nazionale. Queste sono le nuove frontiere dei diritti umani che portano con sé anche i nuovi diritti civili.
Scusate se smetto di scrivere: ho troppa confusione in testa.
Alvaro Coli

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