Carnevale

La nonna diceva: “Dopo Natale è sempre Carnevale” ma poi aggiungeva con aria scontenta: “ma adesso é Carnevale tutto l’anno”. Si riferiva alle cosiddette feste da ballo o veglioni che purtroppo, a suo parere, venivano tenute in ogni periodo, quaresima compresa. Io, appena ventenne, sorridevo con la pazienza che si deve portare coi vecchi e scuotevo la testa disapprovando tanta rigidità. Ma il tempo passa per tutti e sono giunto all’età della nonna. Ebbene sto pensando che aveva ragione. Non tanto per questioni morali, si pensava che ballare di quaresima fosse peccaminoso, quanto perché ogni stagione ha i suoi tempi. La nonna non sapeva che oggi si mangiano fragole e ciliegie tutto l’anno, ma per gli ambientalisti la frutta fuori stagione è un peccato e nemmeno veniale. Una bella abbronzatura si può prendere anche a febbraio, sia in un’isoletta dei tropici (chi può) che con la lampada nella Spa. Anche qui i dermatologi propendono per un’occasione prossima al peccato. Queste cose la nonna non le sapeva, ma sospettava sull’irregolarità di comportamenti che non rispettano il ritmo delle stagioni. Quando avevo vent’anni le frappe o cresciole, le castagnole ed altro erano una cosa favolosa; adesso che si possono mangiare tutto l’anno fanno male al fegato e l’odore eccessivo di fritto ci dà la nausea. Durante la Rivoluzione francese i sanculotti prospettavano un pollo sulla tavola ogni domenica. Con quello il popolo sarebbe stato finalmente felice. Se lo andate a proporre oggi ve lo tirano in faccia. Cambiano i tempi, cambiano i costumi, ma le stagioni sono sempre quelle.
Alvaro Coli

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