Lo sciopero del cappuccino

Ognuno ha le sue debolezze, e chi scrive si fermava volentieri al bar per godersi un cappuccino ed una brioche. In ogni caso finora, perché sono entrato in un periodo di sciopero del cappuccino. Partiamo dal prezzo del caffè: un euro quasi in tutti i locali. In quella cifra sono comprese tutte le materie prime (caffè e zucchero); le spese generali (elettricità, tasse, personale, ecc.) ed il giusto guadagno del gestore. Per fare un cappuccino si aggiunge solo un po’ di latte, ma il prezzo lievita di 30-40 centesimi. Con un litro di latte si fanno almeno 25 cappuccini e questo significa che paghiamo quel latte da 8 a 10 euro il litro. Un bel guadagno, non vi pare? Potremmo allora ordinare un caffè d’orzo. Era una bevanda che andava alla grande durante il periodo delle “inique sanzioni”. Il regime non riusciva ad importare il caffè che veniva sostituito da un prodotto autarchico: orzo tostato e macinato, nel migliore dei casi con l’aggiunta di pochi semi di anice. Benissimo, allora costa poco? Nossignore è più caro del caffè vero, importato da lontani paesi con spese di trasporto e diversi passaggi commerciali. Ma l’avete mai visto un campo d’orzo? Produce 25 quintali all’ettaro ed è veramente a buon mercato; tanto è vero che si usa per l’alimentazione animale. Ma al bar è più costoso! Qualcuno non ce la racconta giusta. Io nel frattempo continuo con lo sciopero del cappuccino. Sono sicuro che ai gestori non gliene può importare di meno, ma sono pervicace e continuo ugualmente. Come ho detto ad alcuni baristi: “A questo prezzo non me lo posso più permettere”. E diamo la colpa alla crisi.
Alvaro Coli

One Response to Lo sciopero del cappuccino

  1. Mi sono fermato a “con un litro di latte si fanno circa 25 cappuccini”

    Vergognatevi disinformatori di professione!!!

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