Il 1° febbraio il card. Ruini a Pesaro

“Credere o non credere in Dio è una domanda che interpella tutti e che richiede a ciascuno di essere presa sul serio, qualunque risposta le si dia. Altrimenti restiamo alla superficie di noi stessi e ci consegniamo alla banalità e all’insignificanza”. Ne è convinto il card. Camillo Ruini, già presidente della Cei e attuale presidente del Comitato dei vescovi italiani per il progetto culturale, che il prossimo venerdì 1° febbraio sarà a Pesaro insieme all’Arcivescovo mons. Piero Coccia per presentare il libro “Intervista su Dio. Le parole della fede, il cammino della ragione” (ed. Mondadori 2012, pp. 300).
Presentiamo alcuni spunti di riflessione tratti dal volume, articolato in tredici capitoli tematici preceduti da un’introduzione.

Intelligenza e ricerca. “Dedicare la nostra intelligenza alla ricerca di Dio” non è “l’unico modo per trovarlo, e nemmeno il più importante. È però un aspetto da cui non si può prescindere, se non vogliamo creare una frattura in noi stessi, per la quale con il desiderio del cuore possiamo essere credenti, ma l’intelligenza non sa il perché, o addirittura è convinta che di Dio non si possa sapere nulla, e forse non ci sia”.

Tecnologie ed antropologia. “Personalmente non amo e non condivido le tendenze” a “considerare negativamente le tecnologie: non solo perché esse hanno enormemente migliorato le condizioni pratiche della nostra esistenza, ma più radicalmente perché sono frutto dell’intelligenza umana”, cioè di quello che “ci fa essere a immagine di Dio”. Ma “ciò non significa” che esse “non debbano essere sottoposte a un discernimento” che “rimanda a criteri antropologici ed etici”.
Libertà e bene. “La nostra libertà non è qualcosa di totalmente indeterminato, che faccia riferimento soltanto a se stesso”; è invece “intrinsecamente rivolta a ciò che ci appare desiderabile, che consideriamo cioè un bene per noi”. “Impostare la propria esistenza prescindendo dal valore e dall’obbligazione morale” implica “la rinuncia a ciò che ci qualifica più profondamente come uomini e che è richiesto dalla nostra stessa coscienza”.
Onnipotenza e non essere. “Dio è onnipotente nel senso che può porre in essere tutto ciò che è assolutamente possibile, ossia in se steso non contraddittorio. Ciò che invece è contraddittorio è semplicemente il nulla, il non essere”: solo “il nulla può sottrarsi alla potenza di Dio”. “Il problema del male può costituire una forte obiezione contro Dio ma non può, sul piano della coerenza logica, indurci ad ammettere la presenza del male in Dio”.
La verità della fede. “La rivendicazione della verità della propria fede” è “spesso ritenuta oggi ‘politicamente non corretta’. E’ però irrinunciabile per un cristiano”, come “per un musulmano e per ogni autentico credente”, e “non contrasta affatto con la libertà sociale e civile in materia religiosa”.
Un Dio amico dell’uomo. Oggi “è della più grande importanza che il Dio in cui credere non sia semplicemente l’essere assoluto, ma il Dio vicino, amico e salvatore dell’uomo, il Dio di Gesù Cristo” che “ha scelto liberamente di donarsi a noi”.

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