La paura del dopo

Oggi non ho voglia di parlare dei soliti problemi che uno sconta qui dentro. Preferisco andare oltre, al dopo e alle difficoltà che troveremo quando sarà terminato il nostro lungo periodo di detenzione.
Cinque anni fa sono stato arrestato e portato in carcere per reati di spaccio di stupefacenti.
Sono stato dentro cinque mesi. In quel periodo ho sofferto molto e ho capito che dovevo cambiare vita e ambiente. Quando sono uscito però non c’era niente di tutto quello che avevo progettato. Nessuno mi ha aiutato e cosi non sono riuscito a trovare un lavoro. Le persone che frequentavo pian piano si sono allontanate quando hanno saputo che ero un pregiudicato. Cosi mi sono ritrovato solo. Mi sono sentito davvero abbandonato ed emarginato dalla società. Alla fine è questo il motivo per cui tante persone ci ricascono. Ed è ciò che è successo anche a me. Mi sono trovato agli arresti un’altra volta e con la pena raddoppiata perchè ero recidivo.


Adesso mi trovo in carcere da quattro anni e mi mancano due anni per tornare in libertà. Certo qua dentro, oltre a capire e riflettere su tutti i miei sbagli del passato, non ho fatto altro che migliorare, frequentando più corsi possibili e lavorando. Ma tutto questo penso che non sia sufficiente per un futuro chiaro. Tutte le cose che ho fatto qui mi hanno aiutato molto a crescere e per questo colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone che dedicano il loro tempo a noi.

Tuttavia ora che sono quasi alla fine della mia pena ho persino più paura di quando ho saputo che avrei dovuto scontare sei anni di detenzione.
Nei paesi dell’Unione Europea, come Olanda, Germania etc… si fa molto di più per far il reinserimento sociale e le recidive sono molto inferiori rispetto ai dati dell’Italia. La crisi economica inoltre ha avuto pesanti ricadute sul nostro sistema penitenziario d’accordo, ma alla fine rimane una domanda: il carcere serve a punire o a rieducare?
Ariol

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