Il cane alleato dell’uomo nella “Pet Therapy”

 

DANIELE VICHI DEL CANILE DI S. VENERANDA

Spesso si sente dire che gli animali domestici sono di grande compagnia, che migliorano l’umore e danno benessere ai loro padroni. Ma già nel 1953 il noto psichiatra Boris Levinson, si spinse oltre queste comuni affermazioni e capì che gli animali potevano essere impiegati come co-terapeuti per curare le persone affette da problemi psichici e relazionali. Egli si accorse che il contatto, a volte la semplice presenza di un amico a quattro zampe, aiutava il paziente ad assumere un atteggiamento più favorevole nei confronti del medico che lo seguiva. Queste sono le origini della così detta pet therapy. Per comprendere meglio come si svolga e quali benefici se ne traggano abbiamo intervistato Daniele Vichi, educatore cinofilo e responsabile della gestione del canile municipale di Santa Veneranda, una delle strutture presso la quale la pet therapy è messa in atto nella provincia di Pesaro.
Daniele potresti innanzitutto spiegare di che cosa si tratta e a chi si rivolge questa cura?
Esistono due diverse modalità di interpretare la pet therapy: come co-terapia, da svolgersi con il sostegno di un’equipe medica, per affrontare i problemi specifici di un singolo paziente e come attività più generalmente intesa, con il coinvolgimento degli animali, affinché attraverso la relazione con questi ultimi si possa instaurare un rapporto tra il paziente e le persone circostanti, siano esse il medico, i famigliari o gli amici. Molte volte si tratta di bambini autistici, disabili o con problemi di verbalizzazione.
Perché sono stati scelti gli ospiti del canile per tale progetto? Come reagiscono gli animali a questo tipo di attività?
Per il cane sicuramente è un’esperienza gratificante, in cui anch’esso trova delle risposte alle proprie “esigenze”. Gli si dà la possibilità di instaurare con i ragazzi un rapporto “privilegiato”, d’affetto e di intesa, che probabilmente è ciò che più manca ai nostri cani, facendo loro ritrovare una vicinanza speciale con l’essere umano.
Come si riuscite a rafforzare la terapia tradizionale con il cane?
L’animale si inserisce come un intermediario, soprattutto nella relazione medico-paziente, trasmettendo coraggio e fiducia al malato che effettua così un minor sforzo nel rapportarsi con la bestiola. E’ necessario del tempo, ma i risultati si vedono e molte volte sono davvero notevoli.
Quale è il motivo che ti ha spinto a dedicarti a tale ambito?
Personalmente non capisco il motivo per chiudere l’affettività dei cani nelle gabbie: il canile è una struttura attiva, che tanto riceve dalla nostra comunità e che altrettanto desidera restituire. C’è un valore aggiunto, insito nella natura dei nostri piccoli amici, che vorrei fosse riscoperto, anche attraverso una certa sensibilizzazione sul corretto rapporto tra l’uomo e il cane. La struttura di Santa Veneranda è aperta a chiunque voglia visitarla e la pet therapy è effettuata gratuitamente da me e altri operatori.
Per questo invitiamo tutte le persone interessate alle nostre iniziative a venirci a trovare, per fare insieme quella che io chiamo l’esperienza del canile. E’ importante che si dia, soprattutto ai ragazzi, la possibilità di conoscere una realtà come la nostra, profondamente diversa rispetto a tante altre che spesso si vedono in televisione o di cui si legge sui giornali.

Eleonora Gregori Ferri
Il canile vi aspetta! Dal lunedì al sabato, dalle ore 10 alle 16; domenica e festivi dalle ore 10 alle 12. Per informazioni: tel. 0721/282552.

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