I miei errori per non ripeterli

Conoscere se stesso all’età di 28 anni. Nel carcere di Pesaro esiste un gruppo di nove detenuti che da circa 8 mesi stanno da soli in un reparto che ne può ospitare almeno quattro volte di più. Cosa assai curiosa, visto il sovraffollamento in tutte le carceri d’Italia. Io sono di questi nove detenuti, e approfitto per raccontare ai lettori di questo giornale chi siamo e come vivo questa nuova esperienza. Nel mio reparto viene svolto un trattamento intensificato riservato ai sex offender. Si tratta di una sperimentazione avviata in Canada oltre 30 anni fa e da circa un decennio anche al carcere di Bollate a Milano.
Il carcere di Pesaro è il secondo carcere Italiano che si è ispirato a questo trattamento. Lo scopo di questo trattamento è di abbassare la recidiva e le statistiche confermano risultati soddisfacenti. Al carcere di Bollate, per esempio, soltanto il 2% ha commesso di nuovo il reato.
Il trattamento prevede 5 colloqui alla settimana: comunicazione e abilità sociale, arte terapia, prevenzione della recidiva, attività motoria e assemblea istituzionale. A dirigere i lavori ci sono nove preparatissimi psicologi. Voglio essere sincero. La fase iniziale è stata dura perché è previsto l’isolamento dal resto dei detenuti. Pur avendo le celle aperte tutto il giorno, la possibilità di scegliere con chi fare due chiacchiere o una partita a carte erano poche. Spesso c’era un silenzio noioso ma ne è valsa la pena. Prima di cominciare questo trattamento pensavo di conoscermi bene. Mi sbagliavo. C’erano tante cose che non sapevo di me, come ad esempio conoscere le mie emozioni e imparare a gestirle senza cadere nell’angoscia o sfogarmi nella rabbia. Conoscere i miei errori di pensiero e di comportamento che mi condizionavano la vita e mi impedivano di vivere bene.
Ma quello che è più importante per me è che ho capito il male che ho fatto e visto che non c’è un rimedio per ciò che ho compiuto se non migliorare e non ripetere lo stesso sbaglio. Dice un famoso detto che “i popoli che non conoscono la propria storia sono destinati a ripeterla”.
EDLIR ALLA

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