Enrico Mattei: l’umiltà della fede

Acqualagna ha celebrato il 50° della morte di Enrico Mattei, eccellente testimone di come l’impegno socio-politico possa coniugarsi con la Fede. Riportiamo gran parte dell’omelia dell’Arcivescovo di Urbino Giovanni Tani.
“Ci sono altri ambienti e altri oratori nei programmi per riportare alla memoria, soprattutto delle giovani generazioni e di coloro che non l’hanno conosciuto a sufficienza, questo uomo straordinario che ha fatto tanto bene all’Italia. Qui soprattutto preghiamo che si verifichino per lui le parole “la tua fede ti ha salvato”. Si sa che Mattei era un uomo di fede. L’aveva ricevuta qui ad Acqualagna, come dono, nel battesimo, era cresciuta in famiglia, al catechismo, in parrocchia, insomma in tutto quel percorso normale che ogni fanciullo ancora fa nella sua crescita umana e cristiana. Siamo certi che Mattei non relegava la fede nel privato: non nascondeva la sua appartenenza alla Chiesa cattolica. Ma soprattutto manteneva la consapevolezza che Dio non è estraneo alla nostra vita e alle nostre vicende. A poche ore dalla sua morte aveva pronunciato un intenso discorso a Gagliano, in Sicilia, suscitando tante speranze di lavoro e di sviluppo in una popolazione molto povera, perché lì era stato trovato il metano; e nel bel mezzo del suo ragionamento disse: “Siamo arrivati a scoprire il metano: di questo ringraziamo il Signore Iddio, perché gli uomini possono stabilire con i loro mezzi se ci sono condizioni favorevoli, ma è solo l’aiuto divino che può far arrivare gli uomini a dei successi” (27 ottobre 1962). Ecco l’umiltà di chi è veramente grande. Avrebbe potuto dire semplicemente: “ringraziamo Dio”. Invece ha mostrato di avere una fede non convenzionale. È andato incontro a Dio con nel cuore questa grande idea di Lui che è provvidenza. In definitiva sapeva quale compito aveva l’uomo nello studio, nella scienza, nel lavoro; ma sapeva anche che l’uomo non è Dio, non può tutto ed ha sempre bisogno di Lui. I nostri tempi sono molto diversi da quelli di cinquanta anni fa. Eppure ci viene da pensare che proprio oggi c’è bisogno di uomini e donne che, con la fede e la determinazione di Enrico Mattei, si mettano al servizio della Patria, per uscire sempre più della logica del tornaconto personale e per entrare, persone e istituzioni, nella logica di un vero bene destinato a tutti. Pensando a Enrico Mattei che ha saputo vedere così chiaramente la strada da percorrere per dare sviluppo all’Italia, viene da chiedere al Signore che, come ha ridato la vista al cieco, così aiuti i responsabili della cosa pubblica, tutti coloro che hanno in qualche modo la possibilità di collaborare a migliorare la vita, e in definitiva aiuti tutti noi, a “vedere” la via del bene, della carità, ma prima ancora della giustizia. Guardando ad Enrico Mattei colpisce la figura di un uomo generoso, che non si è risparmiato. Un uomo che ha saputo assumersi le sue responsabilità, affrontando anche grossi rischi e pericoli”.

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