Ultimo incontro di formazione per catechisti

FANO – «Il documento base del rinnovamento della catechesi, pubblicato nel febbraio del 1970, è il primo documento conciliare da cui dobbiamo partire, in quanto è l’espressione di un evento, il Concilio Ecumenico Vaticano II, che è stato da tutti riconosciuto come luce per la Chiesa». Così don Marco Presciutti ha esordito all’ultimo incontro di formazione per catechisti, sul tema della catechesi a cinquant’anni dal Concilio, tenutosi lunedì 8 ottobre.
La sua relazione, incentrata su cinque grandi capitoli, ha mirato a porre al centro il generale viraggio dalla catechesi ad impostazione dottrinale ad una prettamente esperienziale, in cui l’attenzione è rivolta alla persona. La catechesi non vive per delega, ma il catechista è il mediatore naturale tra la comunità e la persona, che sa coltivare quella rete di relazioni con lo stile della cordialità. «La comunità ecclesiale viene prima dei catechismi e della catechesi. Essa è tutta responsabile dell’evangelizzazione.

Il catechista porta con sé la ministerialità della comunità, in quanto sa lavorare in equipe assieme a tutte le realtà e le età della parrocchia. – ha detto il vicario pastorale don Presciutti – Fedeltà a Dio, fedeltà all’uomo. Questa è la svolta antropologica del Concilio Vaticano II. “Amare Dio significa trovare e servire l’uomo, l’uomo vero, l’uomo integrale”; amare l’uomo e fare il cammino con lui equivale trovare Dio. Per fare catechesi occorre dunque essere anche esperti di umanità, sapendo cogliere il contesto in cui si opera». L’esperienza della fede deve nascere innanzitutto nella persona che si fa portatore dell’annuncio: «La dissociazione tra fede e vita è gravemente rischiosa per il cristiano, soprattutto in certi momenti dell’età evolutiva o di fronte ad alcuni impegni concreti. Quante volte il cristiano, in quest’ottica, è chiamato ad andare contro corrente! – ha proseguito don Marco – Il messaggio della fede lo può sorreggere, però, se diviene per lui prospettiva organica e dinamica di tutta l’esperienza, luce di Dio nella sua esistenza».
Al centro della proposta di fede, si trova la persona di Gesù: «La fede cristiana è affidamento, aderire mente e cuore a Cristo e, attraverso di lui, al Dio trinitario. Il cristianesimo infatti è Cristo stesso. I catechisti devono dunque essere adoratori e missionari, che si meravigliano dell’amore incredibile di Dio manifestato in Cristo e si stupiscono perché Dio si è rivelato nella piccolezza. I catechisti sono quindi innamorati di Gesù e ne diventano missionari, annunciando a tutti la sua presenza. Chi vive l’intimità del rapporto con Gesù, poi, ne condivide la missione, uscendo a portare il Vangelo con rinnovato vigore ed indomabile fantasia».

In questo contesto, la Sacra Scrittura rappresenta non il sussidio, ma il libro fondante della catechesi, assieme alla tradizione della Chiesa, la liturgia, le opere del Creato e l’immancabile legame al contesto sociale. Se i catechismi sono i sussidi, le necessarie mediazioni, la Bibbia rappresenta la fonte viva per eccellenza che, da quanto riportato dai sondaggi, dobbiamo abituarci a riprendere in mano.
Matteo Itri

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