Prima pietra per la chiesa di Gimarra

FANO – Domenica scorsa, 7 ottobre, si è riunita la “famiglia” di Gimarra. Tutta la comunità parrocchiale di Santa Maria del Carmine, infatti, ha festeggiato la posa della prima pietra della nuova chiesa e degli annessi locali parrocchiali. Alla presenza delle principali rappresentanze politiche, il vescovo Armando Trasarti, assieme al parroco don Gianni Petroni, ha salutato la comunità con affetto, riconoscendo la necessità che, alla fine di un lungo iter, è stata finalmente accolta: quella della realizzazione di una nuova aula liturgia e di luoghi propri per le attività pastorali di una parrocchia, come quella di Gimarra, in costante espansione.
«Onesti luoghi non solo per noi, ma per i nostri figli, i nipoti, che potranno godere di questi sforzi che noi oggi facciamo non solo per noi», ha definito don Gianni i nuovi locali che saranno realizzati da un cantiere che, da qui a poco, inizierà i lavori. Sarà un ambiente in cui sentirsi in famiglia, perché la Chiesa è la casa di ogni membro della comunità. «Quando parliamo di “casa”, parliamo di luoghi famigliari, e la Chiesa deve essere identificata non come un insieme di mura, bensì come un luogo del quotidiano. – ha detto a tal proposito il Vescovo – Ecco quindi il bisogno di passare dal “fare” Chiesa al “diventare” Chiesa, accogliendoci come all’interno di un ambiente domestico».
E prima di benedire la prima pietra della nuova chiesa, dentro cui è stata inserita la pergamena olografa ed alcuni sassi provenienti dal monte Carmelo di Israele, il vescovo Trasarti ha ricordato le esigenze pastorali che rispondono all’identità di una comunità parrocchiale: «Le nostre parrocchie sono cellule di evangelizzazione che mettono anzitutto un’anima missionaria nelle cose ordinarie. Si parla oggi di una crisi che avrebbe colpito la missione ad extra; forse il modo concreto per rispondervi è rilanciarla ad intra». Poi, rivolgendosi alle realtà associative presenti, ha detto: «È il momento che le associazioni e i movimenti, riscoprendo ciascuno la propria valenza iniziatica, si innestino in una pastorale integrata, che sia di compagnia alle solitudini di oggi e rilanci in concreto la missione sul territorio».
La celebrazione eucaristica, celebrata nel campetto in erba che ha raccolto centinaia di persone, è poi proseguita in un clima di raccoglimento, preghiera e speranza: contesto fertile per la riorganizzazione di una comunità storica, ma sempre in rinnovamento, che tra quasi due anni avrà un nuovo e funzionale spazio per “sentirsi a casa”.

Matteo Itri

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