Un caffè

Sono tempi in cui è di moda parlar male dell’euro, ma non è questo il nostro caso, e quando tutti si improvvisano economisti è meglio evitare. Ricordo però che nel 2001, al momento del passaggio dalla lira all’euro, un caffè al bar costava fra le 700 e 900 lire. Tradotto in moneta corrente si può calcolare 40-45 centesimi. La stessa bevanda oggi si acquista, a seconda dei locali a un euro, un euro e dieci. Non intendiamo assolutamente prendercela con i baristi o colle potenze economiche internazionali che hanno manipolato i prezzi; siamo arrabbiati invece con i clienti. Se un barista chiede 1 euro, non ho mai sentito nessuno protestare per l’esosità, anzi ci vergogniamo per essere tirchi e pidocchiosi. Paga e taci. E allora ha ragione il gestore. Il problema è che vogliamo tutti atteggiarci a prodighi benestanti che non hanno alcun problema economico. Al limite rinunciamo al caffè. La scorsa settimana in una serata afosa, mentre passeggiavo con la gentile consorte, in un locale del centro storico, ci è venuto il desiderio di due calici di prosecco. Presi al banco (non al tavolo) e senza salatini o altro, fanno 10 euri tondi. La gentile consorte, mentre pagavo, ha perso tutta la gentilezza, ed io l’ho osservata ammirato mentre “dava vergogna” alla barista e protestava vivacemente. Accidenti, così si deve fare, mai pagare e tacere per ritegno. La prossima volta la ragazzuola per due calici chiederà sempre 10 euro, ma si premurerà di allungare una ciotola di noccioline (per accompagnare la bevanda e dilatare il prezzo). In ogni caso se le venisse in mente un aumento ci penserà due volte. Basta tollerare, ribelliamoci.
Alvaro Coli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *