Sagre

Il termine sagra ha origine latina, dall’aggettivo sacrum. La sagra si connotava innanzitutto per la dimensione religiosa; erano momenti di comunione tra uomini e sacro. Le feste popolari dell’antichità venivano celebrate davanti ai templi o, in epoca cristiana, alle chiese (sagrato).
Durante le feste venivano spesso effettuati sacrifici animali, oppure offerte di prodotti della terra, poi consumati dalla comunità intera. Del rito rimane traccia nelle diverse sagre gastronomiche che ruotano attorno ad un piatto tradizionale.
L’Italia è costellata di feste e sagre in ogni periodo dell’anno. Superato ampiamente il primitivo senso religioso, si risolvono in una grande strippata di qualunque prodotto commestibile. E vai con la Sagra polentara (San Costanzo), delle Pesche (Montelabbate), della Tagliatella a Novilara, la Festa del Nino (maiale) in Romagna, Sagra della pasta a Mondavio, Città in … pasticciata a Mombaroccio e qui ci fermiamo perché occuperemmo tutto il settimanale. Altro ingrediente indispensabile, oltre ad uno stomaco di ferro, è la disponibilità a confondersi in un ambiente rurale, dove si perde la cortesia cittadina e ci si adegua al clima imperante (comunque non diverso da quello urbano, visti i tempi).
Non può mancare un’orchestrina di ballo liscio tradizionale e le bancherelle con dolciumi e giochi in plastica per bambini. Nei casi migliori ci sono anche gruppi folcloristici in costumi medioevali, o rinascimentali, o di qualsiasi forma detti la fantasia paesana. Dopo il tramonto sono obbligatori i fuochi d’artificio.
Ma non c’era anche un Santo da festeggiare? E va bene, non sottilizziamo troppo.
Alvaro Coli

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