Testimonianza di una umanità rinnovata

CENTINAIA DI PERSONE ALLA VEGLIA DI PENTECOSTE IN CATTEDRALE

Cattedrale gremita per la Veglia di Pentecoste, lo scorso venerdì 25 maggio. La comunità diocesana, rispondendo in modo corale all’invito dell’Arcivescovo Piero Coccia, si è riunita intorno a lui per chiedere allo Spirito di infondere sulla Chiesa di Pesaro nuova gioia e nuovo entusiasmo nel comunicare la fede. Per implorarlo di far riaccadere quanto ha operato sugli Apostoli dopo la morte di Gesù: la conversione della loro paura in coraggio, dei loro dubbi in certezza, della loro chiusura in capacità di annuncio e di missione.

Ma qual è il bene più grande che può donarci lo Spirito?

Quello di guidarci alla “verità tutta intera” – ha detto l’Arcivescovo citando San Giovanni – e di aiutarci a viverla nell’”agorà”, nella
piazza, nell’impegno pubblico e quotidiano. Solo la “verità tutta intera”, infatti, può liberarci da una grande illusione, così diffusa – come ha detto anche il Papa – nel nostro tempo: che la realizzazione di un mondo migliore, più giusto, più libero, più fraterno sia il frutto
unicamente delle nostre buone intenzioni, del nostro impegno, della nostra volontà; che Dio in tutto questo non c’entri; che sia anzi qualcosa di astratto, sorpassato e ingombrante, utile tutt’al più per l’aldilà e per la vita eterna, ma non per questo mondo, dove noi stessi possiamo costruire e realizzare ciò che vogliamo.

E’ la storia stessa a dimostrare l’illusorietà di questa pretesa autosufficienza, perché il mondo attuale, nonostante gli straordinari progressi compiuti dall’uomo in tutti i campi e gli esempi mirabili di eroismo offerti, non è un mondo più buono e più giusto di quello passato.E’ dunque per non cadere nell’inganno di questa illusione che la Chiesa implora dallo Spirito la “verità tutta intera”: che cioè gli
uomini, pur capaci di generosità e di grandezza, vivono dentro una “carnalità ferita”, segnata strutturalmente dal limite, ha detto l’Arcivescovo citando questa volta san Paolo. Non è vero che il mondo non ha bisogno di Dio. E’ la sua “carne ferita” a esigere un risanamento che non può procurarsi da sola. La presunzione e l’orgoglio antropocentrico sono menzogneri La Chiesa è consapevole di avere
bisogno, lei stessa, della rigenerazione dello Spirito. Per questo lo invoca, ne annuncia attraverso i secoli la verità, gli è grata quando, per suo dono, può dare testimonianza di una umanità rinnovata.

Paola Campanini

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